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Un cantiere dallo spirito rock

Il cantante presenta il nuovo kolossal tour: tre ore di concerto, tredici musicisti e trentatré brani tra vecchio e nuovo repertorio

Roma. Se poi lo incontri nel bel mezzo di un tour, Claudio Baglioni è radioso. Altrimenti, come Ivano Fossati che infatti ha messo tra parentesi dischi e concerti, è ossessionato dallo scrivere nuova musica e forse un po’ ripiegato su se stesso.

Roma. Palalottomatica, partenza del nuovo tour, «dove nel 1980 ho fatto il mio primo grande concerto». Stavolta il concerto è addirittura kolossal: trentatré brani, tre ore, tredici musicisti, cinque coristi e pochissime parole. «In scena non parlo quasi mai, non voglio interrompere il flusso di emozioni», spiega lui che quarantaquattro anni fa ha pubblicato il primo singolo (Unafavola blu/Signora Lia) e da allora è sempre rimasto primo diventando l’icona che all’ultimo Festival di Sanremo, piaccia o no, con la sua esibizione ha tenuto accesa un’intera serata.

Forse, caro Baglioni, valeva la pena andarci prima, all’Ariston. L’ha rifiutato per tante volte.

«In realtà nel ’98 avrei dovuto condurlo con Fazio ma poi i discografici, che allora erano una vera casta, me lo hanno sconsigliato. Quest’anno è andata bene ma a Sanremo si sente l’obbligo di “fare il fenomeno” anche se l’importante è salvare la pelle».

Tanto subito dopo ha iniziato questo tour, che è già quasi tutto esaurito (sarà a Milano al Forum il 6 e 7 maggio).

«Volevo tornare al mio mestiere: cantare, suonare per davvero. E difatti è un concerto di sola musica. Ed è diviso in tre parti».

Le riassuma.

«Le mie canzoni fondamentali, poi quattro o cinque brani nuovi del mio nuovo disco ConVoi e poi un’ora di canzoni in crescendo quasi a confermare che le mie canzoni vogliono essere costruttive. La musica, dopotutto, è una costruzione senza edificio».

Siamo in un’epoca di ricostruzione, dopotutto.

«Finora, dal punto di vista politico, ho ascoltato solo tanti propositi. Vedremo come andrà a finire. Di certo, un paese non è soltanto il proprio leader e io sono anni che non credo più nelle capacità della nostra classe dirigente, che non è stata complessivamente un buon esempio».

Sulla sinistra del palco c’è la scritta «Tutta un’altra musica» e lo spirito delle canzoni è rock.

«Sì è un concerto “sfiatato”, tre ore tirate di brani che seguono un filo logico. I generi che attraverso sono tanti, ma l’onda che muove questo spettacolo è senza dubbio rock».

E in scaletta ci sono i suoi brani storici, quelli che magari fanno paura o annoiano un artista che li deve cantare per decenni ogni sera.

«E’ finito il tempo del ribellismo. De Gregori che non voleva cantare la Donna cannone. De André La canzone di Marinella. E anche io per tanto tempo ero quasi infastidito da Questo piccolo grande amore. La iniziavo e dicevo subito “ssshhhh” al pubblico. Ora ho capito che devo rivolgermi a tutti, anche a coloro che mi detestano o addirittura mi odiano. Il pubblico si plasma, cresce con l’artista che ama e si rivolge a lui».

Ha impiegato quasi mezzo secolo per arrivare a questa conclusione.

«E non avrei mai pensato di durare così tanto. Quando ho iniziato, i figli stroncavano la musica che piaceva ai genitori. Ho visto certe contestazioni a Claudio Villa… Ma i tempi sono cambiati e io sono riuscito a superare i confini generazionali».

E adesso?

«Quest’estate scriverò altri brani per il nuovo disco, in uscita a fine anno o inizio 2015».

Fossati si è ritirato. Mai pensato di ritirarsi anche lei?

«Ci penso da tanti anni di abbandonare le scene ma non la musica. Qualcosa tipo Mina. In fondo è una modo sublime di consegnarsi al pubblico senza farsi intaccare dai segni del tempo».

 

FONTE

redazione

La redazione di doremifasol.org e saltasullavita.com è composta da tanti amici ed appassionati della musica di Claudio Baglioni. Un grazie a loro per il lavoro e l'aiuto apportato a questo portale - Per scrivere alla redazione usare wop@doremifasol.org - Capo Redattrice e coordinatrice: Sabrina Panfili [Roma]

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