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Baglioni, scenografico spettacolo in cantiere

con voi copertina verticale piccolaTre ore di musica intensa e un susseguirsi di hit al Palafabris nella tappa padovana del «ConVoiTour»

Caschetto da cantiere ben piantato in testa (del resto lui la laurea in architettura se l’è guadagnata, mica l’ha presa ad honorem) e microfono stretto in mano. Claudio Baglioni, giovedì al PalaFrabris di Padova quasi sold out, si è materializzato davanti ad un palco “in allestimento” coperto da teli, cantando “Notte di note, note di notte”. É così che sono iniziate le tre ore di musica, intensissima, senza interruzioni e con pochissime parole della tappa padovana del ConVoiTour (lo stile è quello internazionale: poche chiacchiere e molta musica). Per le prime quattro, cinque canzoni, il palco, dedalo di tubi di ferro e bancali e casse di legno, si è svelato come una sciantosa poco a poco, sfruttando una regia perfetta che ha efficacemente pompato l’effetto sorpresa sul pubblico. “Tu come stai”, “Dagli il via” e “Acqua dalla Luna”.

Piano piano si aggiungono, un pezzo alla volta, tutti i tasselli dello spettacolo tenuto nel pugno fermo di direttore d’orchestra da Baglioni: cadono i tendoni del cantiere-palco, si presenta la superband composta da 13 polistrumentisti con i cinque del coro, uno striscione enorme recita “Tutta un’altra musica”. “Con tutto l’amore che posso”, “Domani mai” in un arrangiamento dal colore un po’ folk, “Quante volte”, “Sono io”; lo spettacolo gira liscio e potente come una turbina, “Le vie dei colori” sfrutta la potenzialità delle quattro vocalist del coro per sottolineare il richiamo medioevaleggiante della melodia. In un susseguirsi di hit e super hit passano “Poster”, “Amore bello”, “Io me ne andrei” “Un nuovo giorno o un giorno nuovo” e una versione di “Gagarin” anticipata dalle parole del cantautore romano “se il giorno è nuovo dobbiamo imparare a volare come fece lui, primo al mondo”. Set nel set, lo spazio dato all’ultimo “ConVoi” in cui le canzoni sono “chiamate” di volta in volta da uno striscione gigante dietro il palco: “Dieci dita”, “In un’altra vita”, “E noi due là” e “Una storia vera”. Poi si inizia a fare sul serio e anche le due batterie cominciano a pestare come si deve (rimanendo nei limiti del pop).

Su “Cuore di aliante” volano in alto centinaia di palloncini bianchi, “Noi no” riesce perfino a desemantizzare il gesto del pugno chiuso mostrato al cielo, visto che Baglioni e il coro scandiscono il ritornello esibendo ritmicamente la mano in un guanto bianco. “E tu”, l’allegria malinconica da stornello di “Porta Portese”, la tenera “Avrai”, iniziata a piano solo. Si scala di marcia e si manda su di giri il motore per “Io sono qui”, “Mille giorni di te e di me”, “W l’Inghilterra”, “E adesso la pubblicità” e il manifesto della produzione di Baglioni, “Questo piccolo grande amore”. In un altro tipo di live sarebbe il momento dei bis. Baglioni invece tira dritto senza pensarci sparando “Strada facendo”, “La vita è adesso”, “Via” (di solito la chiusura dei live), prima di una versione corale di “Con voi”, mentre il palco ritorna lentamente cantiere, con i teli che vanno a coprire le strutture metalliche. “Grazie”, saluta un Baglioni in forma strepitosa. Sono passate più di tre ore.

Fonte Corriere del Veneto

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