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Claudio saluta Filippo

E anche Filippo si è incamminato.
Succede così che qualcuno vada via prima,
prenda la strada con un certo anticipo,
si metta in viaggio portandosi avanti.
Guardiamola in questa maniera.
Come se uno di noi, partendo, dicesse
vi saluto 
mi muovo adesso
così mi avvantaggio un po ‘. 
La vita ci abitua ogni giorno alla morte.
Tant’è che già quando si viene alla luce,
ci si piange subito su.
E se pure, da un certo punto in poi,
questo finale si annuncia con una frequenza via via più rapida
e il concetto, alla lunga, ci appare persino familiare,
tutte le volte, comunque si resta storditi
e dentro di noi, nel chiuso luminoso e angusto della coscienza,
ci chiediamo immancabilmente perché.
Perché, perché ora, perché in questo modo.
E le domande, che poi sono una sola,
prendono voce a cercare un senso.
Ma quasi sempre trovano soltanto un “senza”.
Sono i responsi che troppo spesso vengono meno.
Eppure campare ci chiede la loro corresponsione.
Ci butta continuamente addosso
la dura responsabilità di indagare, interrogarci, di andarli a stanare.
A sapere. A saperne dare.
In mancanza di questi, per non ammattire,
le nostre risposte si travestono da racconti.
Filippo era una persona delicata.
Dentro un corpo educato e robusto.
Aveva una grazia particolare, silenziosa, ubbidiente.
Un uomo con una disciplina laboriosa, costante, quotidiana.
Da ciclista. Un ritmo da pedalatore di pianura.
Un passista nel vento che taglia di traverso
e che non si arrabbia nemmeno quando il grande soffio
gli si imbufalisce contro.
In ordine impeccabile con le cose intorno.
Un’umile, precisa visione ortogonale della scena.
Dello spazio che gli era concesso.
In ossequio agli altri e al mondo.
Con la cura servizievole e certosina di dare un’addrizzata
agli occhiali storti degli altri e alle sbilenche disarmonie del mondo.
E poi amava la musica.
Quanto l’amava…
E parlarne diventa ricordo.
E ciascuno ne ha uno tutto suo.
E non bisogna, con il proprio, sovrastare quello altrui.
Nessuno è più reale e vivo dell’altro.
Perché quello che fu veramente, è ormai andato.
È passato. Ed è il passato.
Il ricordo è, invece, il presente.
L’esistenza è una fila lunghissima di tanti oggi.
Uno dietro l’altro. Anzi, meglio ancora, uno appaiato all’altro.
Le nostre case sono, esse stesse, ricordi a custodia di ricordi.
Un museo in divenire di tutti i nostri istanti.
Il tempio del tempo che si fa luogo del nostro altro vivere.
Nella speranza di vivere altro.
Perciò ci attardiamo nelle stanze polverose della memoria
e in quelle sbiancate del procedere dei giorni.
In attesa, a nostra volta, di aprire la porta e andare via.
Forse è proprio questo il futuro per cui tanto sospiriamo.
E brighiamo, preghiamo, sogniamo.
Non in questa, bensì oltre questa vita, è il domani che ci spetta.
L’unico vero giusto strepitoso avvenire.
Ciao Filippo.
Buon viaggio. Buon vento.
Chissà cosa si vede dall’altra parte dell’orizzonte?
Chissà se anche là servono gli occhiali?
E chissà se si canta e si suona come qua?

Claudio Baglioni

redazione

La redazione di doremifasol.org e saltasullavita.com è composta da tanti amici ed appassionati della musica di Claudio Baglioni. Un grazie a loro per il lavoro e l'aiuto apportato a questo portale - Per scrivere alla redazione usare wop@doremifasol.org - Capo Redattrice e coordinatrice: Sabrina Panfili [Roma]

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