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Intervista a Claudio Baglioni sul nuovo Tour

Claudio Baglioni, via al nuovo tour: «La mia notte di note lunga cinquant’anni»

Con l’imponente tour Al centro, anticipato dai tre concerti all’Arena di Verona, Claudio Baglioni partirà domani, con replica mercoledì, dal Nelson Mandela di Firenze. Venerdì arriverà al Palalottomatica di Roma con una tripletta di sold out, per poi fare tappa in tutta Italia fino a novembre. Lo show, che prevede una seconda tranche da marzo 2019, una volta concluso l’impegno di Baglioni come conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo, porterà in scena un palco di 450 metri quadrati con 22 musicisti, più di 100 performer e ventisei ballerini. È un viaggio a ritroso nella longeva carriera dell’artista romano che, attraverso una selezione di brani tra gli oltre 400 firmati a partire dagli esordi, racconterà la poesia di canzoni che hanno scritto un capitolo importante della musica italiana. In vista della partenza della prima parte del tour, Baglioni racconta qualcosa in più a proposito di questa monumentale impresa dal vivo.

“Al centro” è uno show che celebra i suoi cinquant’anni di musica in modo straordinario, cosa significa essere protagonista di questa storia?

«Un privilegio. Grandissimo. Amare ciò che si fa ed essere amati, così tanto e così a lungo, per ciò che si fa è un allineamento dei pianeti rarissimo. Che si verifichi per cinquant’anni di fila, ha davvero dell’incredibile. Se continuo a fare questo mestiere, cercando di alzare sempre di più l’asticella della qualità, è solo per la speranza di riuscire a restituire un po’ di quanto la musica e la gente mi hanno dato. Ma so che, per quanta bellezza ed emozioni io possa regalare, non riuscirò mai a pareggiare il conto».

La musica e il suo autore al centro, il pubblico tutto intorno a chiudere il cerchio. Come vive questa avventura dal palco?

«Un’emozione e un’intensità alle quali niente si avvicina. Qualcosa a cui non ci si abitua mai. Al di là dei vantaggi per lo spettacolo, per cui tutti vedono e sentono molto meglio e il palco diventa parte integrante dello spettacolo come suoni, luci, proiezioni, musicisti e performer, la carica di energia ed empatia che arriva da un pubblico così vicino, è inimmaginabile. E rende l’esperienza del live indescrivibile. E indimenticabile».

A Roma sono in programma tre date ad ottobre e una a marzo, che rapporto ha con la sua città? Giocare in casa le crea maggiore tensione o si sente più a suo agio?

«Entrambe le cose. È un po’ come in famiglia e con gli amici più stretti, senti intorno a te un calore e un affetto particolari, ma avverti anche il carico dell’attesa. E non vuoi deludere proprio le persone che ti sono più vicine. La febbre della vigilia è altissima ma sento che salirà ancora. E sono certo che l’atmosfera incandescente del Palalottomatica regalerà a tutti un’indimenticabile notte di note lunga cinquant’anni».

È pronto un album di inediti, che capitolo sarà di questo lungo percorso?

«Un capitolo nuovo, nel senso migliore che si può dare a questo aggettivo. Nuovi temi, nuove melodie, nuovi testi, nuove sonorità, nuovi arrangiamenti. È in cantiere, è a buon punto e lo spirito è quello giusto. Naturalmente ho dovuto interrompere i lavori per il tour e per Sanremo, ma le idee non vanno mai in vacanza, per fortuna. Come diceva Picasso, l’ispirazione esiste ma ti deve trovare al lavoro. Per questo lavoro sempre, così che mi possa trovare».

Il suo Sanremo è stato un trionfo, cosa ha portato con sé dell’esperienza del festival?

«Il brivido dell’impresa, il valore di un’esperienza unica, la gioia di un risultato inimmaginabile».

E come sarà il bis nel 2019?

«Una cosa è certa, il Festival 2019 non sarà una replica. Non voglio un nuovo Sanremo, voglio un Sanremo nuovo. Del resto, sono così, ho sempre cambiato, in ogni disco e in ogni live. E, se mi ritrovo a festeggiare questi cinquant’anni, vuol dire che non sbagliavo. La televisione non fa eccezione. E Sanremo è la televisione. Avrei potuto lasciare e godermi il risultato-record dell’anno scorso. Invece ho deciso di raddoppiare. Rischiando doppio, dunque. L’ho fatto perché mi interessa la qualità, non i numeri. Quelli sono già venuti. Sulla qualità, invece, si può crescere ancora. Più qualità nella musica, nelle performance degli artisti, nell’invenzione, nello spettacolo. I numeri si dimenticano. La bellezza rimane. Ed è soprattutto di bellezza che c’è bisogno. Oggi più che mai»

di Tiziana Boldrini per LEGGO.IT

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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