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Il Raduno a Firenze di Marco

RADUNO CLAB FIRENZE 2019

Quando sono andato al primo Raduno Clab era il 1997, ero un ragazzo di 30 anni, mi stavo per sposare, avevo appena imparato che c’era un modo nuovo per comunicare che si chiamava Internet… Mi accorsi subito che in quel tipo di riunione (che allora si tenne al Foro Italico) c’era quell’energia che poteva diventarmi familiare, che quella storia che stava cominciando (c’erano stati due episodi precedenti che mi ero perso, ma tutto sembrava comunque “un inizio”) avrebbe potuto farmi la compagnia che desideravo e che preferivo.

Non potevo immaginare che il cammino sarebbe stato così lungo, che gli incontri con gli altri partecipanti sarebbero stati così tanti e così importanti, che il contributo alla mia vita di questo tipo di eventi sarebbe stato così prezioso.

Lo sognava, invece, dall’alto delle sue visioni limpide e ardite, il protagonista centrale di questa vicenda, che oggi mi ritrova 51enne, una quindicina di chili in più, croci e medaglie sparse di vita professionale e sentimentale… ma con la stessa, intatta, voglia di ripartire, di ritornare, di ricominciare. Perché il raduno, per gente di provincia come me, è anche un viaggio, un’organizzazione, una spesa, una piccola-grande avventura.

Stavolta Clab mi fa lo “sconto chilometrico” e sceglie Firenze, collocando il raduno alla vigilia della data finale del Tour “Al Centro”, per una comprensibile ragione di costi (palco già montato, band e staff già sul luogo).

La formula che occuperà buona parte di questo XXI Raduno è quella dell’incontro ravvicinato di Claudio con il suo popolo, da cui si era tenuto lontano e irraggiungibile nei primi vent’anni della carriera e che sembra invece, in quest’ultima parte del suo viaggio artistico, voler conoscere ed ascoltare.

Regala il palco ai vincitori di un concorso che va a prendere uno ad uno dalle tribune, sorreggendo la loro emozione con la solita, proverbiale eleganza e dedicando loro la canzone prescelta.

La gestione di questi incontri è rilassata e divertita. Claudio gioca con il suo mito, lo frantuma nella semplicità di un incontro in salotto. Come se avesse la percezione che quel mito di irraggiungibilità non gli servisse più, o perlomeno non gli debba più servire ancora a lungo. Rimango convinto che se avesse scelto questa modalità per condurre il Festival di Sanremo non sarebbero bastati tutti i pallottolieri dell’Auditel per calcolare gli ascolti e per misurare il gradimento del pubblico. Preferì invece quella conduzione macchinosa e imbalsamata… bah… continuo a pensare che si sia persa una grossa occasione per conoscere meglio le sue clamorose doti di intrattenitore.

Rivedo, nell’onore dei vincitori del concorso, la stessa situazione che, per fortunate coincidenze, ho provato io qualche settimana fa, incontrando Claudio nel camerino post concerto a Bruxelles. Sembra quasi che quell’incontro con me fosse una delle prove generali di quello che intendeva fare al raduno. Il tentativo di ascoltare per qualche secondo (io sono stato più fortunato e il mio incontro è stato più lungo) la voce delle persone di cui ha saputo conquistare l’attenzione con la sua arte, anziché imporre tale arte solamente con la solita formidabile prepotenza del suo talento amplificato.

Ho pensato per qualche minuto, tra me e me, a quello che avrei potuto dire se avessi avuto quell’occasione sul palco. Penso che mi sarei rivolto al pubblico. E ho riprovato mentalmente per varie volte la scelta delle parole, cercando un modo non troppo retorico o troppo contorto per esprimere il concetto. Magari un giorno ci sarà un’altra occasione di dirle, quelle parole.

“Gli spettacoli del Tour richiedono un impegno ormai standardizzato e consolidato” dice Claudio in apertura, “mentre questi incontri sono più originali e imprevedibili e richiedono anche una predisposizione dell’anima” aggiunge, ricordando di essere stato vittima nei giorni scorsi di quel dolore “normale” e “speciale” al tempo stesso della perdita del proprio cane. Cita una delicatissima massima che dice “il cane è l’unica creatura che può vedere e incontrare durante la vita il proprio dio”.

All’amico perduto con le orecchie a punta è dedicata “Buona Fortuna”. Sembra un buon inizio, ma poi le richieste dei vincitori del concorso sono quasi tutte standard e Claudio con la band può pescare sereno nel mazzo delle robotiche esecuzioni del tour, con pochissime eccezioni che esegue quasi di malavoglia, come scusandosi che, per questi brani, non ci sia la solita favolosa orchestrazione che ha saputo creare intorno alle “canzoni-medaglia” proposte in “Al Centro”.

Come fuori programma sceglie “Niente Più”. Dice che non la esegue quasi mai perché… “perché non lo so”. Già, non lo so nemmeno io, non lo sa nessuno perché questo brano… “mai” e invece alcuni catafalchi… “sempre”, anche davanti a un pubblico che, praticamente unanime, le scambierebbe con altro.

Alla fine chiede “idee” per i prossimi incontri e preannuncia la fine della pantomima della lettura del bilancio (quest’anno non c’era nemmeno il solito Coccia).

Allora le mie idee sono queste:

  • Diminuire lo spazio delle canzoni e aumentare quello delle parole
  • Eliminare i catafalchi. Tutti
  • Presentare le proprie canzoni meno conosciute (almeno una strofa, almeno un ritornello…) rivestendole dei racconti dei momenti magici in cui è giunta l’ispirazione per scriverle. E sono certo che sarebbero racconti interessanti
  • Eseguire brani di altri autori, anche solo qualche accenno, come si fa in un salotto di amici.
  • Consentire al pubblico di fare domande! Ne uscirebbero situazioni sicuramente divertenti
  • Gli aneddoti!!!! Il tour, Sanremo, Morandi, la band, le coriste, gli alberghi, i sindaci, la televisione, i fans più originali, i momenti di delusione, di dolore, di sconforto… Claudio ha vissuto una vita che ne vale 100 di quelle normali per esperienze, incontri e intensità. E saprebbe raccontarla come nessuno.

Una piccola osservazione sul pubblico. Forse è stato uno dei raduni più “intimi” e meno partecipati (a occhio direi duemila persone o poco più). Può aver influito la collocazione fuori Roma, ma anche il disallineamento fra l’anno che si “celebrava” (il 2017) e quello che ci troviamo a vivere. Per esempio chi si fosse iscritto a Clab solo in occasione del Festival di Sanremo sarebbe rimasto escluso dagli ultimi due raduni e potrebbe partecipare solo al prossimo, chissà quando e chissà dove, quando il ricordo del passaggio sanremese di Claudio sarà ormai indebolito… Bisogna ridare a tutti la possibilità di tesserarsi anche qualche settimana prima del Raduno, magari pagando qualcosa in più. Un club di sostegno per un artista deve avere regole per avvicinare le persone e non per tenerle lontane.

Grazie amici e (soprattutto amiche) per la solita bellissima serie di incontri. Il nostro viaggio continua.

El Viajero per ortoline.it

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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