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Claudio Baglioni e Camilla, la mitica due cavalli

Se c’è un’auto che più di ogni altra incarna lo spirito dell’estate questa è la Citroen Due Cavalli. Nata nel 1948 viene prodotta fino a tutto il 1990.

La fine della sua produzione risale esattamente a vent’anni fa, alla fine del mese di agosto. Si calcola che di 2CV ne siano state prodotte circa quattro milioni tra berline e mezzi di trasporto commerciale.

Claudio Baglioni e la 2CV più mitica

In Italia è difficile dire quante 2CV siano ancora presenti nel nostro paese, forse 200, non di più. La stragrande maggioranza delle quali di proprietà di società di noleggio che le utilizzano ancora per matrimoni, cerimonie e servizi fotografici. Poche quelle che sono in dotazione a collezionisti e proprietari che hanno deciso di mantenerle fino al loro status di auto storiche e che di tanto in tanto si godono la loro scampagnata.

La 2CV era famosa per le sue ammortizzazioni generose e imprevedibili, per il cambio a cloche, per i tempi lentissimi della sua ripresa e per i sedili che sembravano rubati a un vecchio salone da parrucchiere maschile. Ma era anche l’auto che per anni conservò l’attacco anteriore per l’avviamento a manovella e che si ostinò a mantenere la capotte fino alla fine della sua produzione. Prodotta in colori austeri prima e sempre più giovanili poi, è diventata l’auto per eccellenza della generazione anni ’70, quella dell’impegno politico e dell’amore (quasi) libero.

“Se quei sedili potessero parlare direbbero che ci sono intere generazioni concepite sul retro di una Due Cavalli” disse una volta il popolare rocker francese Johnny Halliday, scomparso nel 2017 e famoso per i suoi innumerevoli amori importanti e bellissimi vantandosi di avere avuto l’amore di almeno 200 donne, tra le quali attrici e modelli, su una 2CV gialla e sulla mitica Pallas, la Citroen più evocativa in assoluto.

La vera storia della mitica Camilla

Ma anche in Italia ci fu una 2CV più famosa delle altri. Si chiamava Camilla ed era quella di Claudio Baglioni che all’inizio della sua carriera, mentre esplodevano il successo di “Questo Piccolo Grande Amore”, “E Tu” e “Porta Portese”, si faceva spesso fotografare sulla sua prima auto, una due cavalli gialla e nera comprata prima della sua notorietà a 18 anni appena compiuti e rimessa a posto con pochi spiccioli lavorando da uno sfasciacarrozze.

Camilla è diventata una parte integrante del mondo di Baglioni. Compare in alcune delle sue canzoni giovanili e viene rievocata anche nei suoi album più maturi. Durante un tour negli stadi, quello di “Da me a te”, Claudio Baglioni fa il suo ingresso in scena proprio su una vecchia e gloriosa 2CV passando sotto le tribune prima di salire sul palco. “Un modo come un altro – aveva spiegato il cantautore romano – per ricordare che l’amore se deve arrivare arriva, su qualsiasi auto e anche se non hai una lira. A quella macchina sono legati alcuni dei miei ricordi più belli e alcune delle mie canzoni più ispirate. Quell’auto rispecchia un periodo in cui ci sentivamo davvero liberi e pronti a conquistare il mondo. Anche su una Due Cavalli”.

Camilla “muore” in un rogo, davanti a una telecamera


Camilla diventa famosa grazie alla copertina di “Gira che tirigira amore bello” e a numerosi video. In uno di questi, il brano di “70, 80, 90, 100” Camilla, con i suoi parafanghi neri e ammaccati, gira per la campagna romana su e giù per strade sterrate. “La mia “Camilla” non è che pisti…” canta Baglioni lamentandosi della prestazione non proprio brillante della sua auto e parlando di Simona, del suo diario sul sedile e se “ne valga la pena o no”. Interrogandosi sulla sua storia d’amore con Simona, Baglioni flirta con Camilla.

L’auto del cantante era gialla: compare anche in alcuni film nei quali il cantante recita interpretando se stesso. È presente in numerosi video che in qualche modo oggi sono stati passati dalle vecchie VHS alla versione digitale in bassa definizione di You Tube. Ma Camilla non esiste più. In un gesto simbolico molto forte fu proprio Baglioni a decidere di distruggerla dandole fuoco durante le riprese di un video. Un modo come un altro per chiudere definitivamente con il passato e rendere quell’auto definitivamente un mito.

Fonte articolo

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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