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Ci ha lasciati il grande Pino Scaccia

Questo maledetto COVID ha portato via anche il grande Pino Scaccia, giornalista che non ha bisogno di presentazione.

Veramente un grande. Vogliamo ricordarlo con due scritti. Uno con le parole di Claudio Baglioni e l’altro firmato dallo stesso Pino dove racconta il primo incontro con il grande mago.

RIP PINO CI MANCHERAI

LE MARCHE NON POSSONO MANCARE [articolo originale qui]

C’era già nel 1972, nel primo giro di concerti che ho fatto da personaggio di successo, subito dopo l’affermazione di “Questo piccolo grande amore”. Eravamo tutti giovani e i concerti ci sembravano già grandi allora, anche se, paragonati a quelli di oggi, avrebbero il valore di una suonatina in un ristorante. Poi nel tempo è stato punto di riferimento per tante cose importanti, tra le quali anche i concerti degli stadi, dai quali partì il concerto di cui abbiamo parlato.

Cosa ricorda di un giovanissimo Claudio Baglioni che canta “Io una ragazza e la gente” a Sirolo, nel 1971?

Ricordo che arrivai in autostop. Presi un treno per Ancona. Poi, però, non sapevo come arrivare al luogo della convocazione. Avevo una diaria, ma non volevo spenderla tutta per un taxi. E così, cercai un passaggio per Sirolo, dove si sarebbero tenute le registrazioni di un programma tv che si chiamava “Speciale tre milioni”. Si trattava di un programma “sperimentale”: era la prima volta, infatti, che si suonava e si cantava a tema. Ogni trasmissione aveva un capitolo che parlava dei grandi argomenti della vita: la libertà, l’amore, i soldi. Ricordo che c’era anche Guccini, anche lui piuttosto giovane. La sorte volle che a raccogliermi fosse un giornalista romano, Pino Scaccia, che allora scriveva per il vostro giornale. “Dove vai?”, chiese. “Vado a Sirolo – risposi, in un misto di vergogna e timidezza – c’è una trasmissione tv con Modugno e altri artisti”. Mi caricò. Non gli dissi, però, che tra tutti quegli artisti c’ero anch’io. Dopo un po’, mi che cantavo. Il giorno dopo, per mia fortuna, fece una critica alla trasmissione, paragonando la mia modestia di autostoppista ai fasti di un divo come Domenico Modugno, che era arrivato sul Conero in pompa magna, con un gran macchinone. E così, venne fuori che ero un piccolo e umile

L’incontro con Baglioni [articolo originale qui]

L’intesa con le Marche per Claudio Baglioni comincia da lontano. E affonda le sue radici addirittura nel 1973: “Vent’anni fa”, racconta lui. Poi si corregge: “No, erano trenta. Ma come è? – scherza – Questo 1970 si allontana sempre più”. Eh già, ne è passato di tempo. Ma il ricordo è vivo. E Claudio rammenta proprio tutto. E coinvolge anche noi del Corriere perché protagonista dell’aneddoto è niente meno che un altrettanto giovanissimo Pino Scaccia, all’epoca cronista in erba e oggi uno dei più conosciuti inviati speciali del Tg1.

Anni Settanta dunque. Claudio è uno dei tanti ragazzi che tentano l’avventura nel mondo della musica. O per lo meno uno di quelli che all’epoca giravano zaino e chitarra in spalla con l’autostop. Eh sì, altri tempi. A Sirolo c’è “Speciale tremilioni” rassegna dedicata alle voci emergenti – come si direbbe adesso – ripresa perfino dalla tv. “La mia prima trasmissione”, ricorda Baglioni.

Com’è come non è ad Ancona ci arriva. E’ il tragitto per Sirolo che lo preoccupa. Ma basta che alza il pollicione che ecco un’auto si ferma. “Alla guida – racconta – c’era un giornalista che adesso lavora alla Rai di Roma…”. E non è difficile immaginare il nostro Pino in missione. “Scrisse un articolo bellissimo, i mei genitori ancora lo conservano. L’avranno letto e riletto un migliaio di volte. Il primo pezzo che parlava di me”. E che – con acume – rivelava il fenomeno-Baglioni. “In pratica – racconta Claudio – un elogio di quel ragazzo timido e semplice che aveva fatto breccia più di tanti cantanti famosi che giravano con i macchinoni… Più o meno – ride – come faccio io adesso”. Pia Bacchielli Corriere Adriatico (13 maggio 2003)

La nostra miniera non finisce mai di stupirci ed è così che, dopo che Claudio Baglioni ci aveva ricordato la sua venuta ad Ancona il 26 luglio, siamo andati a scavare nel nostro archivio e l’articolo lo abbiamo trovato (in pagina uno stralcio) e non solo. Cerca che ticerca sono saltate fuori anche le foto originali di quell’evento. Un tuffo nel passato. A firmare quell’articolo un giovane giornalista che ora è l’inviato di punta del Tg1, Pino Scaccia. Abbiamo spolverato sia la carta che le immagini e il velo dei ricordi si è aperto a vecchie emozioni.

SIROLO – Lanciamo l’auto a… ragionevolmente folle velocità su’ per i tornanti del Conero, perchè è tardi e l’happening di Sirolo sta per iniziare. Proprio davanti all’incrocio per Portonovo, vediamo un ragazzo che agita il pollice implorando l’autostop. Ha i capelli sulle spalle, un viso pulito, fresco, un sacco rigonfio, un calzone e una maglietta. In più una chitarra. Nella custodia. Ci fermiamo. Così, stranamente, perchè non siamo usi a concedere autostop. Il ragazzo sale in macchina e ben presto scopriamo che siamo entrambi romani.

«Bello il Conero», ci fa. Sei qui in vacanza?

«Sì. Vengo da Roma in autostop. E tu?».

Lavoro ad Ancona. Fumi?

«No, grazie; non fumo».

Dieci chilometri di strada ancora. Ci scambiamo ogni tanto qualche battuta. Poi, arriviamo. Lo lasciamo sulla piazzetta di Sirolo. Un quarto d’ora dopo, lo rivediamo con Guccini e Leo Ferrè. «Strano», pensiamo. Scendiamo giù, nel prato teatro dello spettacolo. Uno sguardo intorno e rivediamo quel ragazzo con una camicia hippy gialla e la chitarra (senza fodero ora) attaccata al collo. La segretaria di produzione arriva per mettere a posto tutte le cose e ci saluta. Ossia saluta sia il sottoscritto che… quel ragazzo. Ci scambiamo un’occhiata. Porca miseria, è ora di svelare il mistero! Il ragazzo che è venuto in autostop da Roma è Claudio Baglioni. Canta «Io, una ragazza e la gente» e i giovani di Sirolo lo ricoprono di applausi. Diventiamo amici, quasi d’incanto. Così, scopriamo che Claudio è della RCA, che è un grosso cantautore (tre canzoni fra tante: «Suggestione» e «Se caso mai» di Rita Pavone e «Amore, amore un corno» di Mia Martini che abbiamo sentito di recente al Cantagiro. Scopriamo, pure che tra due giorni avrà gli esami.

– Che esami?

«Faccio architettura».

Ecco, questo è Claudio Baglioni, un ragazzo che vale. Artisticamente, intendiamo. Ma anche un ragazzo «vero», che per andare a cantare fa trecento chilometri in autostop («mi piace») e che non è stato capace di dirci, che andava a Sirolo per essere ripreso dalla televisione ed essere applaudito. Vedete, a noi piacerebbe un mucchio presentare Claudio Baglioni a Modugno. Un tipo che non solo non ci va in autostop a cantare (ad una certa età, in fondo, non si può pretendere), ma che arriva, falo schizzinoso e poi sparisce. Pino Scaccia Corriere Adriatico (26 luglio 1973)

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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