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Gli Oliver Onions cantano con Claudio Baglioni

Gli Oliver Onions cantano ‘Sandokan’

con Claudio Baglioni

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Nel nuovo disco ‘Future Memorabilia’ in uscita venerdì 29 una serie di sorprendenti duetti, tra gli ospiti anche Tommaso Paradiso e Elio e Le Storie Tese

“Quando ci definiscono una pietra miliare della storia musicale italiana, a noi sembra un enorme complimento. Certo è che, in 50 anni di carriera, ne abbiamo combinate un bel po’: abbiamo fatto gli arrangiatori, i session man, i compositori, gli esecutori, i produttori. Siamo arrivati al pubblico attraverso film, sceneggiati televisivi, radio e cartoni animati. Abbiamo viaggiato tra le classifiche internazionali con Santa Maria, Orzowei, Christine. Siamo stati la M&G Orchestra, i Dilly Dilly, gli Oliver Onions. Ma, soprattutto, siamo stati Guido e Maurizio De Angelis: sempre, in tutto e per tutto”. Così si presentano gli autori di indimenticabili successi e colonne sonore, per gran parte collegate alla coppia di protagonisti Bud Spencer e Terence Hill.

Ora successi come Dune Buggy, Sandokan, Orzowei, Banana Joe, trovano una nuova veste di arrangiamenti e anche nuovi interpreti nell’album Future memorabilia in uscita venerdì 29 ottobre per BMG: Guido e Maurizio De Angelis hanno chiamato un gruppo di amici a dare nuova voce a vecchi successi, ecco che Claudio Baglioni che canta Sandokan (con il violoncello della solista di Hans Zimmer, Tina Guo), Tommaso Paradiso che canta Orzowei, Elio e Le storie tese che cantano il coro dei pompieri del film Altrimenti ci arrabbiamo intitolato La la la la lalla e Roland Kaiser, uno dei più importanti artisti tedeschi, che canta Santa Maria. “Dopo esserci messi in gioco con i nostri due progetti live intitolati Reunion Live e …continuiamo a chiamarli Oliver Onions, abbiamo deciso di tornare sul mercato discografico con Future Memorabilia”, spiegano Guido e Maurizio De Angelis.

I loro film li hanno portati in tutto il mondo, in alcuni paesi sono due autentiche superstar come lo sono diventati anche Bud Spencer (che in questo album torna virtualmente a cantare Banana Joe) al quale a Berlino hanno dedicato un museo e a Budapest hanno eretto una statua. Ora con questo album i due musicisti romani entrano, come dicono, nel mondo musicale 2.0. “Avremmo voluto fare più brani, ma c’è un limite fisico e aziendale, nell’album ce ne sono dieci ma avremmo potuto registrarne anche di più: stiamo scoprendo che molti di questi artisti nella loro infanzia hanno amato la nostra musica quando iniziavano la loro carriera”. A proposito della loro capacità di fare hit, i due musicisti ammettono di non avere una regola: “Mai seguita una regola precisa per fare una hit, abbiamo sempre fatto solo ciò che ci piaceva. Abbiamo iniziato seguendo il pop dei dischi americani e abbiamo sempre avuto come riferimento questo tipo di sonorità e di sviluppi, all’inizio le canzoni dovevano piacere a noi e seguivano l’immediatezza e la facilità di acquisizione”.

Il loro è stato un successo enorme, dai film è passato alle classifiche dietro il nome di Oliver Onions percepito dal pubblico come il nome reale di una fittizia band inglese. “Il successo non era previsto, era nelle speranze, ma non era prevedibile nell’immediato o un successo che rimanesse stabile nel tempo, passando di generazione in generazione”. Due fratelli, un sodalizio con un rapporto complicato dalla parentela, o forse favorito: “Abbiamo litigato, sempre, anche senza picchiarci, certo. E le nostre canzoni sono nate perché ci siamo buttati, quando ci piaceva la canzone era pronta. Infine, arrivavamo alla quadra perché scattava la regola della fiammella sotto il sedere: i tempi di consegna da rispettare, e tutti i dubbi svanivano”.

Il lavoro sui film si indirizzava però in modo collettivo: “Obbligatoriamente ogni volta seguivamo indicazioni del regista e dei produttori, per il desiderio di sottolineare e di valorizzare delle atmosfere, ora thriller, ora suspence, ora azione, il che non suggerisce soltanto la direzione ma ci dà l’aiuto a non fare altre cose che magari sarebbero state scartate”. Il ritorno degli Oliver Onions è stato determinato “dall’amore della gente che abbiamo osservato in un concerto nel 2016 in onore di Bud Spencer di fronte a 12 mila spettatori a Budapest, quando ci sono stati 10 minuti di applausi”.

Le loro canzoni legate alle immagini sono poi uscite dal film: “Molte erano la sintesi commerciale di una colonna sonora, come Più forte ragazzi” spiegano i De Angelis, “sono state realizzate con il trucco di farla cantare al gruppo pseudo inglese degli Oliver Onions. Più tardi sono nati brani come Santa Maria che non veniva da nessun film: è nata in una notte in studio di registrazione, pensavamo a un brano esotico ed estivo, ci siamo messi a improvvisare e con l’autore dei testi Cesare De Natale quella notte abbiamo finito il disco, con chitarre e batteria e tutto. È diventato disco d’oro in mezza Europa, il brano più ascoltato del 1980”.

Tra i ricordi e gli aneddoti spunta il racconto del ’65 “quando suonammo al Piper Club a Roma dopo l’Equipe 84 e i Rokes quando a uno dei due una ragazza bellissima arrivata durante I got you baby a fine pezzo dette un bacio sulla bocca. “Era Cher che aveva riconosciuto il suo pezzo. Era in tournée in Italia. Rimasi ovviamente molto colpito, poi qualcuno mi dette un colpo sulla spalla, era Sonny, il marito”. Le radio gli hanno reso la vita difficile: “Non passavano la nostra musica credo che nei nostri confronti ci fosse una pregiudiziale perché non abbiamo mai inserito discorsi politici nelle nostre canzoni, le trasmissioni radiofoniche spingevano altri”. E sul perché le loro canzoni in inglese funzionassero meglio di quelle di altri colleghi, non hanno dubbi: “Ufficialmente venivamo dall’Inghilterra e cantavamo in inglese in brani cresciuti in un contesto internazionale, quindi tutto funzionava al meglio, e del resto anche gli attori utilizzavano dei nomi d’arte. Per non contare che i nostri testi aveva la supervisione di una discografica scozzese, Susan Duncan Smith, che veniva in studio a curare la nostra pronuncia, perfetta per i paesi europei, certo in America e nel Regno Unito hanno sempre percepito che non eravamo inglesi”.

Anche Claudio Baglioni canta in “Future Memorabilia”


The Godfather

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