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Articolo Claudio Baglioni su TV sorrisi e canzoni

Claudio Baglioni è il padrone di casa di UA’ – UOMO DI VARIE ETA’, uno show in tre serate su Canale 5

ORA PORTO IN SCENA LA MIA VITA

Ho fatto tanta TV però è la prima volta che sono non solo interprete ma anche “la materia” che si sta raccontando

«Sono provato dalle prove» scherza sorridendo Claudio Baglioni, immerso nel turbinio dei preparativi del suo grande “life show” in onda da sabato 4 dicembre su Canale 5. Uno spettacolo sorprendente, innovativo, unico, dal titolo “Uà – Uomo di varie età”.

Claudio, che cosa significa “Uà”?
«È l’avvicinamento delle due lettere estreme di “Uomo di varie età”, che è la canzone che fa da filo conduttore del mio ultimo album. U sta per uomo, A per artista. Insieme sono una sorta di grido di stupore, di meraviglia. Anche se oggi, che siamo più “anglosassoni”, è diventato wow».

Vuoi lasciarci a bocca aperta?
«È esattamente quello che spero di riuscire a fare!».

Curiosiamo tra le tue “varie età”. Da bambino cosa ti piaceva guardare in televisione?
«Quando non avevamo ancora il televisore il giovedì si andava al bar a vedere “Lascia o raddoppia?”. Quando poi il televisore arrivò finalmente in casa nostra, le prime immagini che vidi furono quelle di una gara di pattinaggio artistico femminile: ricordo quelle “code di cavallo” che sfrecciavano veloci sul ghiaccio… (ride)».

Un ricordo indelebile!
«Per forza. L’arrivo della televisione in casa segnò un cambiamento di epoca e della condizione di vita. E solo il fatto di poterlo azionare con un pulsante per me aveva dell’incredibile!».

E andando poi avanti con le altre “varie età” a cosa ti sei appassionato?
«Ai grandi show degli Anni 60 e 70, a cui peraltro ci siamo un po’ ispirati per il nostro».

Quali erano i tuoi preferiti?
«“Teatro 10”, “Studio Uno”, “Canzonissima” con quei personaggi favolosi, da Walter Chiari a Mina, da Raimondo Vianello a Paolo Panelli e al maestro Lelio Luttazzi».

Ti facevano esclamare “Uà”?
«Un enorme “Uà”: erano grandissimi talenti, dentro a show di perfezione stilistica ed enorme bellezza».

Torniamo alle varie età. Ricordi il primo disco che hai comprato?
«Ho un dubbio tra “Stai lontana da me” di Celentano oppure Tony Sheridan e i Beatles, un disco dei Beatles prima che avessero successo, quando accompagnavano un cantante che si chiamava Sheridan, come il tenente (ride). Avrò avuto 9 anni. Ma il primo disco comprato con i miei soldi arrivò verso i 14 anni. “Dilapidai” il mio tesoretto per un album di artisti vari, di standard americani».

Il primo concerto a cui hai assistito?
«Quello dei Pink Floyd al Palasport di Roma, era il 1968».

E il tuo primo concerto invece?
«Era di dimensioni più modeste (ride). In un cinema-teatro a Montesacro che si chiamava Espero. Avevo sui 15 anni, mi ingaggiarono per cantare in un’esibizione di avanspettacolo, una di quelle con le soubrette dai vestiti discinti. Arrivai io, un ragazzino con gli occhiali, il vestitino carino, davanti a un pubblico fatto di militari e mariti in libera uscita: non ottenni un grande successo».

Quanto sei durato sul palco?
«Non molto».

Tradotto in numero di canzoni?
«Due e mezza. La terza non me la fecero finire (ride)».

La prima ragazza che hai conquistato con la musica?
«Ho cominciato a suonare e cantare proprio per quello, per rimorchiare! Non è che avessi questo sacro fuoco dell’arte che ardeva dentro di me, cercavo solo di non essere trasparente nel mondo».

Ha funzionato?
«Beh, all’inizio non direi. Il destino di chi suona e canta è questo: sei lì con la chitarra, gli altri si baciano, se ne vanno insieme e tu rimani tutta la serata a cantare e a suonare solo. È una grande fregatura. L’ho capito dopo però».

Hai detto di essere «provato dalle prove», in realtà i tuoi spettacoli dal vivo durano ore. Che allenamento fai?
«D’inverno dedico sempre cinque o sei ore a settimana a corsa e ginnastica. L’estate invece nuoto. Il mare è il mio elemento, sono ancora un buon nuotatore, anche di resistenza».

E prima di un concerto?
«Tutti dicono che sono diventato pedante e perfezionista, in realtà prima ero molto più scrupoloso. Anni fa durante un concerto allo stadio Flaminio di Roma feci una cosa sperimentale con l’Istituto di medicina dello sport. Sotto la camicia avevo dei sensori per fare un elettrocardiogramma durante tutta l’esibizione. E ogni due o tre canzoni andavo dietro il palco e facevo un esame spirometrico, soffiando nel tubicino per vedere come stava andando il fiato. Feci da cavia, in pratica!».

E come andò a finire?
«Mi dettero dei consigli. Le scalette dei concerti andrebbero fatte con la logica del ciclista che deve affrontare la pianura, poi la discesa e poi la montagna e ha bisogno di dosare le energie. Ci sono canzoni più impegnative e non bisognerebbe farle di seguito ma avere un po’ di recupero».

Hai seguito i consigli?
«Per un paio di mesi. Poi sono tornato al disordine di sempre».

Nel testo di “Uomo di varie età” parli di rimorsi e di rimpianti. Il tuo rimorso e il tuo rimpianto più grande?
«Domandona: dovrei andare in cabina per rispondere (ride)».

Sei tu che “provochi”!
«Vero. Allora, il rimpianto che ho è che sia nella mia vita personale, sia in quella professionale avrei potuto fare qualcosa di più».

Ma hai una discografia immensa.
«Ho prodotto tanto ma ho anche sprecato un sacco di tempo: progetti che non ho portato fino in fondo, idee che sono rimaste tali. Anche nella vita, quando alcune persone non ci sono più cominci ad avere quelle nostalgie che ti fanno dire: “Se quella volta avessi detto, avessi fatto…”».

E i rimorsi?
«Alla fine somigliano ai rimpianti: è sempre una questione di tempo dedicato agli altri. Se fai il cantante diventi un personaggio pubblico 24 ore su 24, ma non puoi essere fisicamente a disposizione sempre. Penso a quelle volte in cui dopo un concerto, stanco, i fan mi aspettavano fuori e io sono sfilato via in modo rapido, deludendoli. Ecco, il rimorso è che in quelle occasioni mi sarei dovuto invece fermare».

Arriviamo al varietà, scritto tutto attaccato, che è quello che regalerai al pubblico di Canale 5.
«È un affresco totale sia di vita vera sia di arte varia, un connubio che ormai è quasi impossibile dividere, che mi ha portato di qua e di là per oltre 50 anni di carriera».

Qual è la ricetta del tuo varietà?
«Innanzitutto la scena. Deve essere mirabolante e deve cambiare, perché in questo caso il varietà non è solo un genere ma diventa un insieme di discipline, di espressioni che si mescolano. Poi deve avere un’ambizione: cercare l’armonia e la bellezza. Deve essere in equilibrio fra tradizione e novità. E ancora, ci deve essere un bel po’ di improvvisazione».

Dell’esperienza dei tuoi due Festival di Sanremo cosa hai messo in questo show?
«Mi sono portato dietro la verità: è uno spettacolo live, è tutto vero, non ci sono cose precotte, non c’è uso di playback, non è assimilabile ad altri formati televisivi».

Che cosa ci aspetta?
«Un insieme di forme espressive. Elementi di concerto, di balletti e coreografie, c’è un po’ di musical e un po’ di improvvisazione. Ci sono persino delle costruzioni teatrali da fiction. È difficile definirlo, mi è venuto in mente di chiamarlo “life show” perché è lo spettacolo della vita».

Chi sono i tuoi compagni di viaggio?
«Sono tantissimi, quasi 50, e sono dei coprotagonisti. Alcuni appariranno per poco, altri avranno più spazio. Tutti hanno popolarità e sono persone che ho conosciuto e che hanno segnato certi momenti della mia esistenza. Con alcuni di loro ho iniziato, con altri sono cresciuto».

Ci anticipi qualche nome?
«Scherzi? Verrei trucidato perché non riuscirei a elencarli tutti! Gli artisti sono delle bellissime creature, ma quando si arrabbiano…».

L’aspetto più divertente?
«Il fatto che questo sia il primo show della mia vita e potrebbe anche essere l’ultimo! Ho fatto tanta televisione, però sono sempre stato uno degli interpreti, mai anche la materia che si stava raccontando. Mi ha appassionato fare un percorso della memoria, viaggiare dentro certi ricordi, ripescare aneddoti curiosi, sorprendenti, e raccontarli spettacolarizzandoli».

La cosa più difficile?
«Assemblare tutto. Non a caso il mio primo collaboratore è Giuliano Peparini, uno dei più grandi registi, ideatori, con una straordinaria fantasia e un gusto estetico unico. E quando ti parlo di spettacolarità… è una minaccia, oltre che una promessa (ride)».

Il 24 gennaio inizia il tuo tour “Dodici note solo”: 56 date nei teatri lirici di tutta Italia. Cosa ti porti sempre dietro quando parti?
«La macchinetta dell’aerosol».

Dopo oltre 50 anni qual è il brano che canti con più piacere nei concerti?
«Uno che canto sempre con mente aperta e cuore felice è “Strada facendo”, forse perché è la canzone del viaggio».

E una che invece ti sei stancato di cantare?
«In passato ci sono state canzoni che ho un po’ tralasciato. Persino “Questo piccolo grande amore”: qualche volta non la cantavo oppure ne facevo solo un accenno. Ora non succede più, col tempo si fa pace pure con le canzoni. Ci sono però quelle difficili che “temo” perché sono molto estese o hanno note in alto».

Per esempio?
«“Mille giorni di te e di me”: ha una parte finale impegnativa. Se facessi oggi quell’esame con i sensori sul petto, sarebbe come fare il Gran premio della montagna…».

Per il tuo show parli di «una corsa a mezz’aria da un sogno alla realtà», come dice la canzone “Uomo di varie età”. Tu sei un sognatore?
«Sì. Persino la realtà spesso la vivo come fosse un sogno e ho il privilegio di poterlo fare perché il mio è un lavoro creativo, emozionante. Al di là della tecnica, della bravura, della sapienza, è l’emozione che trasforma la realtà della vita di tutti i giorni in un sogno a occhi aperti».

Che poi era il sogno di Claudio bambino.
«Questo è l’unico pareggio che si può fare con il terribile avversario della nostra vita che è il tempo: quello di mantenere quel sogno lì. E di averlo tuttora».

Fonte articolo


The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

3 Commenti

  1. Delizioso uomo e deliziosa voce…..sono pronta per sabato 4 dicembre. Ti adoro un abbraccio dalla SICILIA❤

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