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Claudio Baglioni, lo sguardo di un ragazzo di periferia

Sandro De Bonis per domifasol.org

Il premio Tenco e lo sguardo di un ragazzo di periferia

Il premio Tenco conferito a Claudio Baglioni riconosce la bravura di un artistica che ha attraversato stagioni e generazioni, proponendo temi che mettono al centro la complessa ed affascinante figura dell’umano in cerca del proprio destino. Questo viaggio artistico inizia ad affermarsi nel pieno della temperie ideologica degli anni settanta, contesto di movimentismo politico e di agitazione sociale, clima che imponeva un preciso modello culturale di impegno politico, come si diceva allora, anche a chi faceva musica. In questo orizzonte molti artisti, pur condividendo l’istanza di fondo che ispirava quel processo trasformazione sociale, non aderivano a quel rigido canone, preferivano raccontare altre storie, filtrate da personali visione del mondo che non avevano una connotazione politica, ma non per questo era meno aderenti alla realtà. Narravano innocenti paesaggi umani, un fitto micro-cosmo di storie, fragili emozioni e coinvolgenti passioni. Raccontavano di viaggi da fare, di sogni che accendevano e di amori bagnate di lacrime. In queste storie c’era tutto l’umano. Infatti, cosa c’è di più umano del tema dell’amore?, inteso nella vasta gamma di significati che esso ha. Amore come il connotato antropologico che dice l’essere umano aperto all’altro, amore come sentimento e come istanza morale.

Non inneggiavano all’amore gli slogan che gli studenti delle università americane cantavano negli anni sessanta?, il movimento hippy, i figli dei fiori, che ispirò il vento di protesta in Europa proprio, negli settanta?, per quei ragazzi l’amore era la sola risposta ai problemi che la società di quel tempo viveva. Non è l’amore il sentimento più rivoluzionario che esista? Da questo punto di vista, Claudio vive in pieno quell’effervescenza culturale, assorbendone i valori di fondo, questo è un tema meriterebbe una seria analisi e non ridotto alla vulgata di chi ha distinto, da un lato cantautori impegnati, dall’altro cantanti leggeri.

Claudio canta l’amore sganciato da una teoria sociologica, dagli schematismi ideologici, ma non per questo la sua narrazione era meno sociale e coinvolgente, meno aderente alla quotidiana realtà. In Italia, in quegli anni turbolenti e creativi vi è stata una figura che ha rappresentato simbolicamente l’orizzonte sociale e culturale, che è Pier Paolo Pasolini. La sua persona ha incarnato la passione e la contraddizione umana, l’inquieto amore per la vita, figura che Claudio ha guardato per la sensibilità che aveva verso ultimi, voci ed occhi di un’umanità in cerca di piccole gioie quotidiani, gente che il processo di industrializzazione aveva relegato nelle periferie. Al centro dei suoi romanzi e della sua produzione cinematografica c’era il mondo delle borgate, ragazzi pieni di vita, attaccati al loro istinto e ad un pallone, sudati di allegria e di mistero, sentivano la forza semplice della vita che li attraversava, come fa il vento con le nuvole che può trasformare l’azzurro del cielo in una violenta tempesta. Claudio rielaborerà quei racconti come ragazzo anch’egli di periferia, temi che confluerannio specialmente nell’album La vita è adesso. Pasolini e Baglioni, due storia che hanno in comune la non omologazione ai modelli imperanti. Eclatante fu la presa di posizione dello scrittore sugli scontri di Valle Giulia, facoltà di architettura a Roma, che videro contrapporsi gli studenti contro la polizia, Pasolini si schierò con i poliziotti, proprio perchè erano figli di quelle borgate, di quell’umanità che cercava un riscatto ma che la storia, per oscure trame li aveva messi a fronteggiarsi proprio con coetanei ragazzi che volevano il riscatto di quelle periferia, proprio di quei posti dove provenivano i poliziotti. Una curiosa contraddizione della storia, situazione che ci mostra la complessità di quella società, che non può trovare, quindi in una semplicistica rappresentazione che distingueva artisti impegnati di seria e quelli non di serie b.

Alla luce di quello che si sta dicendo, definire Claudio un cantante non  impegnato è forviante; è come dire che Pasolini era per il potere. Allora sgombriamo il campo a preconcetti che danno una visione distorta della realtà, la storia è stata diversa. Claudio mette al centro dei suoi testi l’amore, nella sua molteplice e polifonica significazione, ma l’amore privo di una connotazione ideologica. Il tema dell’amore ha in sè un valore rivoluzionario, pensiamo al cristianesimo, o per rimanere negli sessanta, in Italia, si può ricordare la triste vicenda a cui andò incontro la pubblicazione del romanzo del dottor Zivago, dello scrittore russo B. Pasternk, la cui traduzione in italiano fu ostacolata da una certa intellighenzia, perchè presentava una pericolosa storia d’amore. Ancora l’amore, si può dire che il tema l’amore faccia paura ai rivoluzionari perchè proprio rivoluzionario.

L’amore prima di essere una categoria letteraria, filosofica e sociologica è elemento che rinvia alla natura più profonda dell’umano che è essere per l’altro, ecco perchè siamo sensibili ad esso, perchè universalmente tocca tutti e che ognuno lo vive nelle modalità più proprie. Amore è il nome dell’umano, è anche il linguaggio della musica. Questo spiega perchè dopo il furore ideologico di quegli anni, alcuni artisti hanno dovuto fare ammenda, abiurando, facendo autocritica, per posizioni prese in quel tempo. Claudio, invece ha continuato ad essere se stesso, con la delicata e profonda eleganza ha espresso la sua umanità. Naturalmente negli anni i suoi testi, la sua ricerca musicale hanno avuto un’evoluzione che lo ha portato ad esplorare nuovi percorsi e creare cose nuove e straordinarie.

In Claudio si muove nel panorama culturale dove le grandi narrazioni hanno esaurito la forza propulsiva, dove la verità è legata al cammino dell’uomo, per questo è attraversato dalla domanda di senso. In lui c’è la tensione post-moderna, di un viandante che sente la responsabilità dell’esistere, in un contesto dove tutto sfugge ed è liquido, egli mette al centro la vita dell’umano, con i suoi timori e le sue attese. L’esistenza è andare incontro a se stessi; è sentire la propria vita come un’esperienza sempre unica e sorprendente; è essere attraversati da un’onda che ti porta  percepire la vita, come un’intensa emozione, di assaporarla come una forte sensazione. Allora ascoltare la musica ci porta a sentire la vita, come continuo ritmo, come continuo movimento che ci rapporta a tutto quello che c’è in intorno a noi, come continuo vibrare di una stessa sostanza che tiene assieme tutto in una crescente armonia. L’amore è la legge della vita, come intreccio di cuori e volti che la musica rilancia nel suo gesto come infinita melodia.

In questo viaggio la parola musicale si richiama alla speranza come parola di vita che squarcia la cappa della volgare ovvietà che ammorba l’aria. La musica come antidoto al nichilismo presente che predica ipocrisia e codardia. La musica mette in luce la natura senziente dell’umano, l’inarrestabile forza della vita che sempre ci travolge in forme sorprendenti, dove un giorno nuovo diventa un nuovo modo di abitare il mondo

Claudio ha percorso quegli anni con la responsabilità di un ragazzo di periferia ha guardato il mondo con uno sguardo di meraviglia, quella meraviglia che continua ad accompagnare il nostro quotidiano cammino di vita.

Sandro De Bonis per domifasol.org


The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

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