In migliaia in fila per Claudio Baglioni
In migliaia in fila per Baglioni
maxi-raduno all’Auditorium
Il cantautore abbraccia il suo “Clab” al Parco della Musica per i 25 anni dalla fondazione dell’associazione culturale
«Alcuni di voi li vedo talmente tanto che sembrate di famiglia»
In fila per ore per vederlo mentre afferra note impossibili. Il XXV raduno Clab del popolo di Claudio Baglioni ha animato la domenica in via Pietro de Coubertin, dove tanti si sono dati un appuntamento più che speciale. Non chiamatelo fan club, è un’associazione culturale, specificano gli amatori che lo seguono da decenni. A far l’elenco delle regioni presenti non ci vuole molto, l’appello è lungo e le presenze sono costanti.
I più lontani hanno preso il posto già da sabato pomeriggio e no, non è il titolo del suo sesto album.
«Alcuni di voi li vedo talmente tante volte e so così bene chi siete, che ogni tanto ho crisi di località. Non mi rendo conto di dove sono»,
scherza l’artista dall’inizio alla fine, in quello che sembra un vero e proprio “caffè in famiglia”. E di una più che familiare situazione raccontano Rosarita, Miwa e Benedetta, tre dei quattro archi della band ufficiale.
LA STORIA
«La quarta è Angela, suoniamo con lui dal 2015. Il Clab è una bella storia da raccontare: c’è gente che lo ama come artista e come uomo».
I presenti sono per lo più gli iscritti al Clab online solo dell’anno 2024, la sala piena che trabocca di applausi e sguardi liquidi, è solo una piccola parte dei migliaia di cuori che battono per lui. Complice quella capacità di saper leggere il presente molto più dei suoi colleghi, individuando nella rete, già agli albori delle prime chat line, un valore aggiunto da coltivare.
E così, una parola e un raduno dopo l’altro, Baglioni ha escogitato per queste occasioni ogni volta qualcosa di diverso. Lo conferma Antonella da Milano, avvocato, iscritta dal 1995 – il Clab era nato solo un anno prima -, mentre Massimo 50 anni, lo segue dal ‘90 e cura un sito-fan www.doremifasol.org dove tanti sono divenuti amici prendendo poi parte ai raduni.
Marco 54 anni, è un giornalista e un preparatissimo ammiratore. Cura un festival a Ravenna, il “Mille giorni di te e di noi”, ha partecipato a 21 raduni su 25 e non è il solo. «In questi appuntamenti lui canta, racconta le sue cose più intime, fa battute, sorteggia fan per duettare. Come averlo nel salotto di casa, sono momenti più importanti di un concerto”, ripetono a più voci i partecipanti alla fila, dove si scorge anche Stefano Meloccaro con la moglie Ilaria. «Baglioni ha una responsabilità, sin dal 1998», ironizza il volto di Sky guardando la sua amata, conquistata con versi baglioniani.
«Domani sul Messaggero tu vedrai s’è vero», cantava Claudio in “E apri quella porta”, in quel concept album del 1973 con in copertina la Camilla gialla, una Citroen 2Cv dove posava di jeans vestito, capelli lunghi e tutto il furore di quegli anni ‘70 che gli avrebbero portato gloria e successi in classifica. Ed effettivamente è tutto vero, ancora oggi dopo 56 anni.
IL VIAGGIO
Un viaggio partito da quel primo disco omonimo del 1970, su cui c’era il dramma di “Signora Lia”, non più innamorata del marito mentre già pensava a un altro. Un brano-scandalo che rimbalzò nel piccolo grande etere analogico, volano perfetto di una stella nascente.
Ma soprattutto è stato tutto vero per quelli arrivati all’Auditorium Parco della Musica, divenuto epicentro dell’amore baglioniano.
«Quest’incontro è sempre più difficile perché ne abbiamo fatte tante. Anche stavolta doveva essere speciale, ma non è facile organizzare sempre cose speciali. Lo faccio anche per alcuni di voi che hanno un’età considerevole»,
continua ironico Claudio. Nessuno sa dove vuole arrivare, il Clab è così, non c’è scaletta: è un evento riservato ai “pochi”. E di sicuro in tanti si saranno già accaparrati un biglietto per la prossima avventura; all’orizzonte c’è il “GrandTour La vita è adesso”, in cui Claudio da giugno a settembre, suonerà in 40 luoghi per i 40 anni del disco più venduto nella storia della musica italiana.
Lo farà nei più suggestivi scenari all’aperto del Belpaese, ritorno importante dopo 15 anni dall’ultima tournée all’aperto. E intanto all’auditorium si sente a casa, tra tre pianoforti, permettendosi pure di bere dell’acqua, in barba a chi gli dice che durante i live non beve mai.
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