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Concept e concetti: l’album per Baglioni tra ieri e oggi

L’album è quasi un desaparecido. Lo streaming richiede una forma mentale che non posso darmi. Fatico a immedesimarmi, sento l’angoscia dell’oceano aperto senza il punto dove mettere la bandierina sulla terra ferma. Faccio fatica a pensare che non ci sia un supporto. Il disco a cui sto lavorando sarà dannatamente classico anche nelle forme.

Ufficialità dei conduttori di Sanremo Giovani (con tanto di prima selezione dei brani e dei concorrenti), voci sui big in gara, ultime date della prima parte del tour, intervista dove si parla dell’ipotetico nuovo singolo “Liberi tutti” e del lavoro con Celso Valli sul nuovo album…. La nostra rubrica avrà tempo di sviscerare uno ad uno tutte queste succose novità che ci sono capitate in questa settimana. Ma la mia attenzione è stata attirata, tra le tantissime novità, a questa frase che ho riportato all’inizio dell’articolo.

In realtà, questa frase mi ha subito portato alla mente un evento a cui ho partecipato in questi giorni (e di cui avevo già accennato nello scritto della scorsa settimana), ossia il firma-copie di Infinito, il nuovo album del professor Roberto Vecchioni. Vecchioni e Baglioni, artisti dalla carriera, dalla storia e dalla produzione differente, spesso contrapposti dalla critica meno specializzata e più qualunquista (impegnato il primo, dunque un vero cantautore; disimpegnato il secondo, dunque al massimo un cantautorucolo). I due in realtà si sono incontrati poche volte (il duetto ad Anima mia e in Anime in gioco, un bel duetto ad O Scià), una delle quali però appare come particolarmente significativa: il palcoscenico di Sanremo 2018. Claudio aprì la prima puntata con quel monologo sulle canzoni che tutti noi ricordiamo; Vecchioni nella terza serata (se non ricordo male) rispose con un altrettanto meraviglioso monologo sul ruolo della canzone; entrambi i testi cercavano di parlare della “piccolezza”, ma al contempo della “grandezza” della forma-canzone, cercando di rispecchiare nei loro discorsi la propria idea, ma soprattutto la propria poetica.

Talvolta artisti molto lontani tra loro, si sono avvicinati molto nelle dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni. Vecchioni infatti, contro corrente rispetto alla tendenza contemporanea, ha deciso di NON affidare il suo album (almeno per ora) alle piattaforme online, anche quelle di acquisto legale. La motivazione? Il suo album è un CONCEPT, un album che a detta sua è simile a “quei dischi che si facevano negli anni Settanta”, perché effettivamente gli anni Settanta sono il decennio d’oro del concept album italiano (pensiamo anche solo ai capolavori di De André come La buona novella o Non al denaro, non all’amore né al cielo). Claudio, nella dichiarazione sopra riportata, ha affermato qualcosa di analogo a Vecchioni. Impressionante, se pensiamo all’ultimo suo progetto di inediti, Con Voi, nato appunto NON come album, ma come progetto di singoli a fruizione informatica sul web.

Bistrattato dalla critica, che troppo poco lo ha considerato (almeno fino ad un paio di decenni fa) un cantautore alla stregua degli altri, Baglioni in realtà è uno degli artisti che ha realizzato più concept album all’interno della sua carriera, forse secondo solo a De André (ma di certo molto più di Vecchioni). Questo perché Claudio ha sempre profondamente lavorato sulle idee e sui concetti. Lo possiamo osservare da una rapida panoramica dei concept del Nostro.

  1. Questo piccolo grande amore (1972). Uno dei primissimi concept album della musica italiana (La buona novella era uscito l’anno precedente, e seguiva i due primissimi concept del nostro paese, entrambi firmati Fabrizio De André: Tutti morimmo a stento e Senza orario, senza bandiera, entrambi del 1968). In realtà questo era ben oltre un concept, era un cosiddetto concept narrativo (ossia che raccontava una storia): la storia raccontata era sì amorosa, ma aveva altre implicazioni (si pensi a tutto il discorso politico, tagliato dalla Rca); ma ad essere sorprendente era la struttura formale del disco, con riprese di temi melodici, di motivi strutturali, di sintagmi e di intere sequenze, tutto modellato su un equilibrio notevole. Il significato andava oltre al semplice racconto di una relazione amorosa, soprattutto per la sua impostazione a metà tra il teatro e il film, tra l’opera pop (ancora non strutturata come genere) e la canzone… Insomma, un disco che era sì un concept, ma era anche molto di più! Un disco tra l’altro “degli anni Settanta”, per tornare a quanto affermato da Vecchioni.
  2. Gira che ti rigira amore bello (1973). Un nuovo concept amoroso, la cui narrazione è più debole del precedente, e che probabilmente è nato con l’idea di replicare il successo del disco del ’72, senza per altro riuscire negli intenti espressivi, nell’idea di base e nella freschezza comunicativa (nonostante il successo dei singoli che conosciamo).
  3. Sabato pomeriggio (1975). Per tanti critici è il disco della svolta d’autore di Baglioni, ed il primo concept “concettuale” e non narrativo, incentrato su una tematica lirica molto importante nella tradizione poetica e letteraria più classica italiana, l’attesa (gli echi vanno dal sabato del villaggio di Leopardi, fino ai crepuscolari – non a caso la copertina del disco è un tramonto, e quasi tutti i momenti principali dell’album sono ambientati “al crepuscolo”)
  4. Solo (1977). Il primo album solista di Baglioni, un grande concept sulla solitudine umana (sarà forse un caso che a metà degli anni Novanta De André pubblicherà come ultimo album un concept anch’esso in qualche modo sulla solitudine – oltre che sull’emarginazione – ?), la solitudine degli uomini qualunque (personaggi-chiave di tutta la poetica baglioniana).
  5. Strada facendo (1980). Un concept dalla doppia lettura: un racconto da un punto di vista autobiografico molto intenso (i vari “pezzi” di ’51 Montesacro), ma al contempo un racconto di un ricco campionario di umanità (dai vecchi alle ipotetiche prostitute dell’est Europa, dagli innamorati delusi agli uomini che assistono imperterriti alla fine della loro storia d’amore); la dicotomia tra IO e ALTRI è saldata dalla title track, che in realtà è il tema di fondo del concept: ogni uomo è un IO che si trova sempre in mezzo agli altri UOMINI. Una tematica che potremmo dire “solidale” non affatto leggera o di secondo piano.
  6. La vita è adesso (1985). Più concept di così non si può. Racconto di un’intera giornata, TUTTO raccontato da un preciso punto di vista (l’ipotetico Bar che si affaccia su Roma), che comprende ancora una volta un campionario vasto di umanità, ma soprattutto uno sguardo su un unico ambiente (Roma evocata, ma MAI dichiaratamente citata) in una sola unità di tempo (l’arco di una giornata). Un concept che affonda nell’unità di spazio-tempo del teatro di Aristotele, ma la trasferisce all’interno dell’originale punto di vista “cinematografico” contemporaneo (uno sguardo che guarda da un preciso punto di vista, e “decide” di volta in volta cosa osservare) e all’interno di un contesto dichiaratamente anni Ottanta, quindi con uno sguardo anche sociologico sulla società italiana (la presenza di antenne, radio, cinema e pubblicità ne sono solo uno dei tantissimi esempi). Il tutto è collegato dal concetto di base oraziano della VITA. Una sola giornata viene presa metonimicamente a modello di TUTTA LA VITA, con tutte le sue sfaccettature: dalla tristezza alla gioia, dal sole alla pioggia, dalla noia all’entusiasmo, dai bambini che vanno a scuola agli operai che lavorano di notte, dai sogni di tutti alle paure di pochi, eccetera. Non solo un concept, ma un capolavoro.
  7. Oltre (1990). Concept autobiografico, l’unico veramente così tanto autobiografico di Baglioni. Protagonista è Cucaio, alter-ego di Claudio, di cui si traccia una sorta di biografia a ritroso, scatenata dalla corsa e dell’affanno di quella fase della vita, che costringerà Claudio a ritornare a Cucaio, alla nascita e al concepimento (Io dal mare), per arrivare fino alla fine della sua catarsi, della liberazione dai suoi pesi interiori (Pace). Un disco la cui complessità è stata più volte rimarcata. Un disco specchio della vita di Claudio, dei suoi pensieri e delle sue emozioni (come forse nessun altro)
  8. Io sono qui (1994). Concept dalla struttura decisamente originale, perché è costruito come un film, con tanto di intervalli, didascalie di scena e titoli di coda. Livelli di lettura plurimi: strutturale (le tracce del disco si strutturano proprio come un film), testuale (alcuni brani sono “parti” del film), metatestuale (il cinema è visto come metafora della vita: l’uomo è attore o spettatore, o entrambi?), allegorico (Claudio non riesce più a parlare della vita come ha fatto negli anni Ottanta, allora trova una grande allegoria – Il cinema – per parlare sempre degli uomini, delle loro fragilità e della loro ricchezza). Il modello dichiarato è Pasolini, ma vi si trova molta angoscia dei narratori Novecenteschi, e non a caso vi trovano spazio tematiche come la morte, il male e il dolore. Altro capolavoro.
  9. Viaggiatore sulla coda del tempo (1999). Il disco si fa ancora di più allegoria, ed il concept è esso stesso un collage di allegorie: racconta il viaggio di un viaggiatore in un futuro, un viaggio sempre in bilico tra la realtà e l’irrealtà, un viaggio che è sia fisico che spirituale, e che non si capisce dove vuole portare. Un viaggio fatto di simboli e immagini (l’hangar, il caravan, il rituale del The) strettamente correlate tra loro. La dimensione concept è in questo caso molto forte, e riguarda anche tutto il sistema di paratesto delle Note del viaggiatore, accessibili dal cd-room: Claudio è riuscito a conciliare la dimensione concept ANCHE con la nuova tecnologia, sempre sul supporto fisico (tornando alla sua dichiarazione iniziale).

Nove album su quattordici (di inediti) sono concept. Possiamo dire che Claudio ha sempre lavorato tra concept e concetti (finalmente riusciranno tutti a rendersene conto e a definirlo CANTAUTORE?). Non ci sorprende dunque la sua dichiarazione iniziale, soprattutto dopo due lavori in cui la dimensione concept non esisteva (anche se, soprattutto in Sono io, c’erano tematiche di fondo abbastanza evidenti). Che dunque anche OGGI, dopo tutti quegli album di IERI, sia tornato il momento di un concept?

Vecchioni una cosa ce l’ha insegnata: un concept album si può ancora realizzare oggi, anche se la fruizione delle canzoni è singola e frammentaria, sottomessa al flusso mediale; un concept si può realizzare inoltre quando si ha qualcosa da dire, qualche concetto da sviscerare a fondo. Visto che negli ultimi due album Claudio si era limitato a tematiche (spesso riprese dai concept precedenti), forse è riuscito finalmente ad elaborare un CONCETTO che gli farà realizzare un nuovo CONCEPT. È quello che, in fondo, tutti noi fan ci auguriamo.

Luca

Luca Bertoloni

Nato a Pavia nel 1987, laureato in lettere moderne e attualmente studente di Filologia moderna, scienze della letteratura, del teatro e del cinema; maestro di scuola materna di musica e teatro e educatore presso gli oratori della città, suona nel gruppo pop pavese Fuori Target, per cui scrive i brani e cura gli arrangiamenti, e coordina sempre a Pavia la compagnia teatrale amatoriale I Balabiut; è inoltre volontario presso l’oratorio Santa Maria di Caravaggio (Pv), dove svolge diverse attività che spaziano dal coro all’animazione.

1 Commento

  1. Baglioni e’ un Cantautore e anche i critici se ne sono accorti da un pezzo. Certo qualcuno scrive ancore che e’ il ” cantore dell’amore” ma sono ovviamente casi ignoranti. Purtroppo tra i suoi colleghi a causa di una semplicissima invidia, si riscontra una rivalita’ basata sul mito dell’ IMPEGNO, o addirittura una sorta di razzismo tra chi si definisce “rock star” e chi melodico. Lasciamo andare, siamo grandi ormai e a Roma diciamo che so’ tanati. A tal proposito volevo sottolineare che Baglioni, in realta, Roma l’ha sempre mostrata, in qualche maniera, fors’anche velata ma la sua citta’ l’ ha sempre messa nei suoi album. E ” le ragazze dell’est” non sono prostitute, li’ si racconta solo delle giovani donne in Polonia nei primi anni 70.

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