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Claudio Baglioni – Uno. Ad Uno

Inaugurando la rubrica A casa di Luca, nel lontano ottobre 2017 (ormai ben 17 mesi fa, quasi un anno e mezzo che vi faccio compagnia-fastidio per quasi tutte le settimane!!!!), avevo scelto come primo tema “Un Claudio su misura per tutti”, denotando come fosse una tendenza tipica del fandom di Baglioni quella di voler avere un Claudio fatto su misura per ciascuno, un po’ come “il farmaco su misura” tanto pubblicizzato un po’ di tempo fa, per ciascuno di noi.

Passa il tempo, e alcune cose mettono d’accordo tutti (nonostante qualche polemica sporadica che salta fuori a intervalli irregolari e in momenti chiave), come Al Centro, che alla fine ha messo d’accordo davvero tutti. Ma no, la tendenza al Claudio su misura non cambia. Eccola, arrivata puntuale quando Clab annuncia il Raduno numero 21. Non entro nella polemica, e non riporto i poli del dibattito che tutti voi conoscete benissimo, frequentando gruppi Facebook o leggendo su pagine di condivisione dei fan. Ma vorrei raccontare semplicemente la mia storia personale.

Io, fan di Claudio dal 2007, dopo un anno di “studio” del repertorio, non mi sono iscritto a Clab. Dovetti aspettare fino al 2015 (quindi ben otto anni!!) per convincermi ad iscrivermi, su spinta di Mara, una carissima amica (non solo baglioniana), che mi ha convinto sulla bellezza del raduno e sul dovervi partecipare a tutti i costi. Ebbene, al raduno del 2017 (per i fan del 2015) non riuscì a partecipare, perché abitando a Pavia, Roma non è proprio dietro l’angolo (quattro ore di treno), e perché ovviamente ha un suo costo, ma soprattutto perché quell’anno il raduno cadde a fine maggio, nella domenica in cui avevo una recita in una delle scuole dove lavoro (sì, perché nelle scuole materne le recite finali si fanno anche la domenica). E il maestro di musica e teatro non poteva mancare. Poi, nel 2018, il raduno per gli iscritti del 2016: ancora domenica di fine maggio, niente recita questa volta, ma impegni nell’oratorio dove lavoro e dove faccio volontariato (la cui festa cade proprio a fine maggio). Ancora una volta, impossibile andare a Roma per il raduno. Nel 2017 rinnovo ancora Clab, nella speranza di poter partecipare ad un raduno, ma nel 2018, preso dalla disillusione, rinuncio e non mi iscrivo. Non sento il bisogno di Clab per espletare un qualche senso di appartenenza né ad un fandom, né a Claudio e al suo mondo, ma ovviamente rispetto e non critico assolutamente chi lo fa. Fatto sta che, per me, un raduno a Firenze è di per sé una possibilità importante. Un raduno che NON cade a fine maggio, è una possibilità ancora più appetibile. Un raduno in un giorno di vacanza come il 25 aprile, lo è ancora, ancora di più, e pure parecchio. Chiaro, non tutti possono pensarla come me. Io sono UNO. Ma, ogni volta che parliamo, dovremmo ricordarci in fondo che siamo sempre uno in mezzo a tanti, e che per ogni “uno” a cui questo raduno non va bene, ci sono altri “uno” per cui questo raduno è una manna dal cielo.

Uno. Siamo sempre “uno in mezzo a tanti, e tanti in uno”, direbbe Claudio. Pirandello direbbe che siamo “uno, nessuno e centomila”, ma sempre uno siamo. E non è forse un caso che Claudio ribadisca questo numero, UNO, nel titolo del raduno, certamente per gioco di parole e segmentazione fonetica con la parola “rad-uno”, ma mi piace anche pensare che ci sia un’eco della poetica di Claudio, tutta incentrata sull’Uno. Anzi, una delle anime più profonde della poetica di Claudio è proprio quella dell’Uno.

Settimana scorsa Claudio l’ho chiamato viaggiatore solitario. Lui stesso oggi si è definito dubbioso, riflessivo e timido. Ma sempre uno. Uno è quello che cammina sulla luna, sa rovesciare il tuono e regala la fortuna. Siamo uno, e talvolta siamo nessuno. Siamo ombre di un secondo (e il mondo non è di qualcuno, perché il mondo è tutti noi). Una dinamica uno-noi che ci dimentichiamo un po’ troppo spesso, credendo che il nostro “uno” sia sempre un “tutti”, oppure un assoluto, un “universus” direbbero i latini. Certo, non ci aiuta il nostro mondo, che tende a mettere tutto insieme nel nome di un’uguaglianza che in realtà uguaglianza non è (l’uguaglianza è un valore nobile, una condizione, non un amalgama che ci appiattisce tutto; il bello è nella diversità, come diceva Madre Teresa di Calcutta tra i tanti). Uno è anche pericoloso, perché rischia di far chiudere l’io dentro questo uno, e di far ergere questo uno sopra tutti gli altri, talvolta con prepotenza, e perfino con violenza. In questi casi l’uno non solo diventa un Io, ma diventa un Super-Io, che in quanto super non vola sopra, ma si sente super per una forza che ha, grazie alla quale può comandare (o, nelle migliori ipotesi, guidare) gli altri. Ma invece, se l’uno si fa piccolo piccolo, e guarda a quello che lo circonda, magari cercando di uscire dall’io e spingendosi verso l’altro (in fondo, darsi più amore è l’unica speranza), allora quest’uno non è più io, non è neanche tutto, ma diventa o “nessuno”, o “noi”. Parole belle, sia “nessuno” che “noi”.

Nessuno non è “niente” e non è “nulla”. È nessuno. Perché in fondo ogni uno è un nessuno. È uno spicchio, una goccia, un secondo, un frammento. “Noi” invece sono i tanti “uno”. Il mondo va avanti con i tanti uno che formano un noi. Servono ponti per fare tutto questo.

Ecco, ogni volta che ci rendiamo conto che siamo soltanto “uno” in un contesto (ed è chiaro che per noi questo uno è importante, perché è il nostro, è l’unico che abbiamo, ma sempre di “uno” si tratta), forse siamo più capaci di gettare ponti verso l’uno che ci sta di fianco.

Siamo uno, ad uno. Sempre.

La musica può aiutare a fare questo, e a farci uscire dai lati più bassi della nostra bieca umanità, che non ci fa mai essere uno, ma ci fa essere al massimo al minimo due, nella peggiore delle volte contrapposti (che, se fossimo due che si danno la mano, ancora ancora andrebbe bene).

Luca

Luca Bertoloni

Nato a Pavia nel 1987, laureato in lettere moderne e attualmente studente di Filologia moderna, scienze della letteratura, del teatro e del cinema; maestro di scuola materna di musica e teatro e educatore presso gli oratori della città, suona nel gruppo pop pavese Fuori Target, per cui scrive i brani e cura gli arrangiamenti, e coordina sempre a Pavia la compagnia teatrale amatoriale I Balabiut; è inoltre volontario presso l’oratorio Santa Maria di Caravaggio (Pv), dove svolge diverse attività che spaziano dal coro all’animazione.

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3 commenti

  1. Onorata di averti convinto finalmente insieme!

  2. Sai che adoro da sempre il tuo “inchiostro” Luca.
    Sai che l’ho definito “prezioso” in altra occasione.
    Ma non sai cosa accade, ogni volta che arrivi.
    Visto che spesso manca il fiato, nel leggerti,
    allora per “autoprotezione” ho imparato a fare così:
    un bel respiro profondo, poi insipido, trattengo il fiato ed incomincio a leggerti…e sempre più spesso…in alcuni momenti…il “viso si riga”.
    Oggi è uno di quei momenti…!
    Grazie…❤
    Nessun aggettivo per te oggi, ma ho preso in prestito una traccia di un testo (tradotto), mi piace pensare che…lo preferirai…:
    ” Immagina un mondo senza possessi
    mi chiedo se ci riesci
    senza necessità di avidità o fame.
    Immagina tutta la gente
    condividere il mondo intero…
    Puoi dire che sono un sognatore
    ma non sono il solo.
    Spero che ti unirsi anche tu un giorno
    e che il mondo diventi…Uno…”!
    ( John Lennon )

    • Paola Paladini

      Per me il raduno a Firenze in quel fine settimana “lungo” non è stata una buona idea..non si riesce a trovare un posto in hotel, i costi sono altissimi..per chi che,come me, viene da fuori è un dispendio di tempo e di denaro notevole…in ogni caso la passione per Claudio mi farà fare anche questo

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