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Dieci Frame aspettando il nuovo album

Quando si è in attesa del nuovo album e manca l’ossigeno, non resta che andare a cercare un po’ di respiro tra le copertine colorate di 50 anni di musica, complice una bellissima collezione appena completata (per la quale sto ancora scegliendo il posto migliore in casa).

Ossigeno è la parola più appropriata, per quanto mi riguarda; oltre ad essere sinestetica- alchimia di immagini e suoni, sensazioni e ricordi- la musica di Claudio per me è vita. Ho attraversato tante fasi, nei miei 44 anni che sono tutti racchiusi nei suoi 50 di carriera, ci sono praticamente cresciuta dentro; le relazioni, i sentimenti, l’umanità… prima ancora di sperimentarne la varietà, per me la conoscenza è passata attraverso le sue canzoni.
Non credo di aver mai concluso una giornata, anche quelle più tristi o quelle più strampalate, senza ascoltare almeno una strofa di una delle sue canzoni. Claudio ne ha scritte per qualunque stato d’animo e per ogni sfumatura di emozione. E per “ascoltare”, qualche volta, non serve altro che la memoria.
E così, per gioco, con la memoria ho provato a selezionare 10 frame, i più importanti, quelli che mi sono sembrati più significativi per raccontare una vita vissuta con questa colonna sonora (con le canzoni, si sa, sarebbe impossibile scegliere!). È stato assai emozionante. Provateci! non è un esercizio semplice, ma passare in rassegna per farne una selezione vi farà comprendere “quanto spazio occupa” Claudio nella vostra vita. Tantissimo! E’ pari solo all’importanza che riveste per voi ed alla sua eccezionale bravura, naturalmente…

Li ho messi in sequenza, i miei frame- e tutti attaccati mi sono sembrati una bellissima pellicola.

Il primo ricordo che ho è un manifesto a muro, gigante, sfondo giallo, Claudio in camicia di jeans; ricordo la canzone in sottofondo- mentre guardavo il manifesto- arrivava dalla radio di un bar, il tour era “Strada facendo”, l’ho visto all’angolo di una strada nella nuova città in cui la mia famiglia si era appena trasferita, ero piccola, forse uno dei primi ricordi che abbia messo da parte, in assoluto. È un ricordo così nitido che mi sembra di essere lì davanti. Avrei dovuto staccarlo e portarmelo a casa, quel manifesto, se ancora adesso ci sto a pensare…

Il secondo frame risale al 1985 e ha a che fare con Roma, meta di una gita, durante la quale, naturalmente, si camminava tantissimo a piedi; allora nelle strade si potevano trovare edicole e librerie che si susseguivano, anche nel giro di pochi metri (in Italia si leggeva ed internet non esisteva ancora, se non per alcuni americani)… e ricordo il viso giovane e fresco di Claudio, stagliarsi a contrasto sul blu della copertina del libro, “Notti di note”. Le vetrine di Roma erano letteralmente tappezzate, ovunque si andasse (edicole, librerie e negozi di dischi), dappertutto c’erano gli occhi di Claudio, per le strade, a osservare romani e non. Una specie di Gioconda ipnotica, che ho seguito e inseguito con lo sguardo per chilometri e chilometri. Naturalmente mia madre non era d’accordo sull’idea di comprare quel libro, avevo solo 10 anni… ho recuperato più tardi, comprandomelo da sola… E da allora mi segue in tutti i traslochi che ho fatto. Se non lo avete mai sfogliato, dovete assolutamente procurarvelo, le sue foto vi stupiranno; è Guido Harari a scattarle e Claudio è immortalato in tante sfaccettature, pensieroso e divertito, istrione e malinconico, sorridente e trascinatore, ironico e scanzonato.

Il terzo è per me molto emozionante, “Oltre una bellissima notte”; la data conclusiva del tour, anche stavolta a Roma, viene trasmessa in TV, in prima serata (siamo nel 1991, esperimenti all’avanguardia in quegli anni, diretta dallo stadio Flaminio), e francamente io me lo ricordo come se fosse adesso, con quelle immagini un po’ sfumate, Claudio con le luci puntate addosso, una scenografia scarna resa unica dall’atmosfera che si respirava… Lo capivi che era una cosa eccezionale, anche dalla TV, si respirava magia in tutte le case d’Italia, in quella serata. Ero attaccata allo schermo e mi domandavo a quale età mi avrebbero accordato il permesso di andarci, a un concerto (e qui si capisce proprio che erano altri tempi…).

Il quarto è una specie di film, lo potete rivedere facilmente se chiudete gli occhi e lasciate scorrere le tracce di “Io sono qui”; da buon regista, Claudio fa tutto alla perfezione, vi accompagna tra interni ed esterni, vi racconta come si sta muovendo la macchina da presa, vi descrive la scena, portandovi in mezzo alla location della prossima canzone. E mentre prende forma la location, vi ha incastrato, siete lì… non si può far altro che ascoltare! “E quando va la musica”… (mi raccomando, in cuffia e occhi chiusi, non barate, sennò la magia del cinema si dissolve).

Il quinto e il sesto per me sono stati la magia di un anno, il 1996, a cavallo tra la tappa del tour Rosso, all’interno di un palazzetto, e la tappa itinerante del tour Giallo Elettrico, su un camion; ho visto Claudio in due occasioni, due esperienze completamente diverse, che davvero fanno comprendere quanto estro e perfezionismo possano convivere nell’animo e nella professionalità dell’artista. Il tour Rosso era spettacolo puro; annodato in metri di tessuto colorato e in giochi di luce incredibili, Claudio con la sua camicia bianca, e si faticava a stargli dietro con gli occhi, noi del pubblico, mentre i musicisti, eccezionali, loro sì che si erano allenati a rincorrerlo, con gli strumenti. Il tour Giallo Elettrico, invece, me lo ricordo come un qualcosa di diverso, energia pura, credo di averne conservato gli effetti per mesi o forse per anni. La magia dei colori…

Il settimo frame è il Claudio che non ti aspetti; spunta sul palco con il signor Spock in versione Star Trek o ti canta la sigla di un cartone animato qualunque, un minuto prima era Mork a giocare con la sigla “Nano nano” e un minuto dopo te lo ritrovi, parrucca bionda, versione cugino di campagna; “Anima mia” è stato un fantastico esperimento di televisione e, per noi che lo seguiamo, un’occasione unica e irripetibile per conoscere sfumature dell’uomo Claudio (qualche zoom sulla vita normale, sugli interessi, sulle cose che piacciono, a illuminare sprazzi che, altrimenti, difficilmente avremmo potuto osservare). Che fosse musicista, cantautore e artista lo sapevo già, ma scoprirlo mattacchione e così istrione è stato incredibilmente bello!

L’ottavo frame è teatrale, per me è passione nella passione; proprio mentre studiavo Lingue all’Università, credo di aver consumato il prologo di “Acustico”, nella doppia versione in Inglese e in Italiano, una vera chicca, Claudio recita i versi di Shakespeare nel prologo di “Sogno di una notte di mezza estate”, subito dopo la versione originale in lingua inglese (la voce era del batterista inglese, Gavin Harrison). È poesia nella poesia. Anche se non siete amanti della letteratura inglese (come lo sono io), andate a riascoltarlo, perché c’è la vita di ognuno, in quei pochi versi, c’è l’essenza dell’arte e dell’amore, di una bellezza inenarrabile.

Dopo il cinema e il teatro, per risvegliarvi dall’incantesimo, ho la soluzione; ecco il frame numero nove ovvero 3 ore di spettacolo, trasmesso in TV, siamo a Luglio del 2003, stavolta dallo stadio Olimpico, dove cantano in 90mila assieme a Claudio,  architetto di uno spettacolo indimenticabile: artisti, musicisti, ballerini, performers che si sfidano in un crescendo continuo. Ricordo l’adrenalina di chi c’era, l’energia di Claudio, la poesia degli archi, lo spettacolo di luci e tanti musicisti, compagni di viaggio, ad accompagnare, con note, musica e magia.

E siamo a dieci, l’ultimo frame è ancora nei nostri occhi (e per sempre nei nostri cuori), nella splendida cornice dell’Arena di Verona il 15 settembre. Al Centro è uno spettacolo incredibile. La magia, che non si può raccontare, sta tutta tra due parole, “quella… notte”, la prima e l’ultima parola pronunciata da Claudio nelle 50 tappe di questa festa itinerante; chi ha avuto la fortuna e il privilegio di godersi questo spettacolo, quella notte, sa che lo show iniziava con “Questo piccolo grande amore” (e il primo verso “quella sua maglietta fina”) e terminava con la “Buona notte” di Claudio… E tra quelle due parole, in “quella notte”, è racchiusa tutta la magia, tutta la poesia, tutta la musica che ancora risuona, ma anche quella che stiamo aspettando.

Ti aspettiamo, Cla’…

Rosa Berardino

redazione

La redazione di doremifasol.org e saltasullavita.com è composta da tanti amici ed appassionati della musica di Claudio Baglioni. Un grazie a loro per il lavoro e l'aiuto apportato a questo portale - Per scrivere alla redazione usare wop@doremifasol.org - Capo Redattrice e coordinatrice: Sabrina Panfili [Roma]

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6 commenti

  1. Paola Paladini

    Sì..ti aspettiamo Clà..come sempre..

  2. Aspettando il nuovo album…già mi mancano i Sanremo di Claudio!!!
    Per carità, Amadeus sembra una persona per bene, sempre cortese, a modo suo professionale.
    Ma vuoi mettere?
    Stasera provo una nostalgia…

  3. Ti aspetto CLA’
    CON TUTTO L’AMORE CHE POSSO
    GIO’

  4. Il libro con le foto di Guido Harari si chiudeva con dei versi molto belli

    • SIAMO PRONTI E FELICI DI RICEVERE QUESTO NUOVO REGALO…..TI VOGLIAMO TANTO BENE SEI. UN DONO PER NOICHE DIO TI BENEDICA un abbraccio forte forte dalla Sicilia

  5. Giuseppe Tricarico

    Io attendo volentieri e con curiosità.

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