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Nessuno tocchi “Oltre”by Luca Bertoloni

Nessuno tocchi “Oltre”

Oggi è uno di quei giorni che per i baglioniani conta qualcosa. “Oltre”, la Divina Commedia della Canzone d’autore (come qualcuno ha osato programmarlo, forse per alcuni riferimenti danteschi in alcuni brani, o forse per lodarne la caratura), compie trent’anni.

Un disco che ha una storia del tutto particolare all’interno dei fandom di Baglioni (non parlo della sua storia: quella, ormai, la conoscono tutti i lettori di Doremifasol). Molti fan della rima ora, in quel novembre 1990, sono rimasti profondamente delusi nel vedere che il poeta del naturale era diventato esteta dell’artificiale (per usare le parole di un grande studioso che ha analizzato la lingua dell’album): in molti, infatti, sentivano la mancanza dei tiepidi viali ingialliti, dell’orologio contro il muro, che segna l’una e dieci da diversi anni, dei baci a labbra salate, delle strade ancora da fare e della luna idiota. Eppure, Claudio qualche segnale di cambiamento l’aveva dato già a partire dagli anni Ottanta; ma, nonostante questo, l’impatto con “Oltre” fu letteralmente devastante.

L’attesa era stata lunga e snervante, complice un rinvio. In molti accusarono il colpo, e abbandonarono Claudio. In molti altri (a dire la verità, molti di più), lo riscoprirono. Anzi, lo preferirono. Chiunque, anche i critici più restii, riconoscono in “Oltre” un punto di rottura all’interno del canzoniere baglioniano, un hapax, un unicum, un pezzo da museo. La critica generalista lodò l’album, anche se non mancarono commenti negativi alla sua eccesiva verbosità e al tentativo (neanche troppo velato) di ammiccare ai significati alti della letteratura in canzone (quella, per intenderci, che negli anni Novanta veniva etichettata in sostanza sotto due nomi: Fabrizio De André e Francesco Guccini). Eppure, “Oltre” è un disco forte, estremamente forte. E, si sa, quando qualcosa è così forte e così debordante, si porta dietro degli strascichi per lungo tempo.

Dall’uscita di “Oltre”, tutto è stato paragonato sempre ad “Oltre”. Insomma: è diventato non solo un termine ante quem o post quem (della serie “prima di Cristo” o “dopo Cristo”), e neanche solo un termine di paragone, ma una vera e propria causa di paralisi. Tutta l’opera di Baglioni doveva passare sotto la lente di “Oltre”. Certo, poi è arrivata la trilogia, e ci si è accorti che “Oltre” (per proseguire con la metafora dantesca) è soltanto la prima delle tre cantiche sul passato del cantautore romano, quella dedicata al passato; ma anche le due successive non hanno avuto lo stesso impatto di questo doppio album. Le ragioni ci sono, e sono oggettive: è “Oltre” a rappresentare una rottura formale su tutti i piani della forma canzone (verbale, musicale e performativo); è “Oltre” a rappresentare la prima strada totalmente diversa intrapresa da Baglioni; è “Oltre” a rappresentare uno sforzo compositivo senza precedenti.

Oggi, ascoltandolo siamo ancora ammaliati dai giri armonici di Pino Daniele, che ci avvolgono come le onde del mare in una notte di luna appena abbozzata; siamo ancora rapiti dalle discese rapide che fuggono maree nella brulla terra africana; siamo ancora coinvolti nella danza di quell’attimo di eterno che non c’è; siamo ancora coinvolti dallo scalpitio di quell’uomo che corre l’ora del gallo, e siamo invitati a cantare tutti insieme la nostra protesta per un Paradiso che non è tale se non si vede il mare.

Noi baglioniani non riusciamo a fare a meno di “Oltre”, ma non riusciamo neanche a contestualizzarlo. Tutto deve essere come “Oltre”. “Oltre” è diventato un sinonimo di “bel disco”. Insomma: abbiamo fatto diventare “Oltre” un tutto, un iperonimo, quando in realtà è semplicemente un capolavoro. Ed è, parliamoci chiaro, irripetibile. Lo è perché quella persona, quel Claudio Baglioni, dopo non è stato più lo stesso. Anzi, la sua trasformazione è legata anche ad “Oltre”: quel processo catartico di cui parla nel disco non è finzione letteraria (o pseudo tale), ma è vera e reale. Claudio ha davvero lasciato dietro di sé Cucaio, ed è andato verso nuovi lidi: noi tutti lo sappiamo. Non possiamo pretendere che torni quel Claudio, con la sua lotta interna con Cucaio. Ormai fa parte del passato. “Oltre” non può tornare. Eppure, adesso che intendiamo il nuovo disco, si legge dovunque il desiderio che “sia come Oltre”. Anzi, lo stesso Claudio, in un’intervista (bisognerebbe appurare quanto fosse vera) si era lasciato andare alla frase “questo disco assomiglierà ad Oltre”. Forse si riferiva alla struttura del concept (e, in questi termini, il paragone ha senso), ma perché non dire “assomiglia ad Io sono qui”? Anche Claudio, forse, conosce quanto il suo fandom abbia bisogno spasmodico di “Oltre”.

A tutti coloro che hanno bisogno spasmodico di “Oltre”, io dico questo: aprite il vostro pc o il vostro lettore cd; inserite “Oltre”, o cliccate play su Spotify o su Youtube, e riascoltatelo, con le cuffie sulle orecchie. Una, due, dieci, cento volte. “Oltre” è lì, e niente più.

Nessuno tocchi “Oltre”: è un capolavoro pazzesco della musica italiana, uno dei punti più alti del canzoniere baglioniano, nonché un momento di particolare fortuna per la forma-canzone, come pochissimi altri nella storia della nostra musica. Ma lasciamolo lì, dov’è: nel suo tempo e nel suo spazio, figlio del suo autore in quel preciso momento, della sua storia (che è la sua, cit.) e della vita. Nessun cantautore, a settant’anni, può scrivere come scriveva a quaranta, o come scriveva in gioventù. Può cercare strade nuove, oppure tornare su sé stesso, in modo talvolta originale e sorprendente, e altre volte molto meno. Certo, è capitato a tutti, anche ai più grandi: chi ascolta “Anime salve” di De André non ritrova gli stessi tratti de “La buona novella”, anche se parliamo di due capolavori notevoli; anzi, quando De André ha cercato, in qualche modo, di ricreare il suo “Oltre” (ossia “Creuza de ma”), ha fallito, partorendo uno dei suoi dischi più strani e meno riusciti (“Le nuvole”: sempre disco pazzesco – parliamo sempre di De André). Vecchioni, nel 2018 con “Infinito”, non poteva ricreare le atmosfere dei suoi album di successo, da “Elisir” a “Il cielo capovolto”, e così via dicendo, con tantissimi altri.

Claudio non scriverà più “Oltre”. Non chiediamoglielo neanche, però: è inutile e controproducente. Preferisco che Claudio parli di sé stesso, come fece in “Oltre”, non che rifaccia qualcosa del genere. “Oltre” è lì, fermo nel tempo e nello spazio: non tornerà più, ed è bene che sia così. Nessuno tocchi “Oltre”. Tranne coloro che vogliono toccarlo per rimetterlo su. Così, si può riaccendere la magia: la lotta epica di Claudio Vs Cucaio; i voli di un falco là in alto, dove solo c’è verità; le notti d’amore a sporcarsi di unghie rapaci sulla pelle; l’impresa di un Gilgamesh alla volta del mare, e molto altro ancora. Che per tutti noi ha significato qualcosa in più. Qualcosa che niente ci porterà via, anche se non ci sarà più niente come questo.

Luca Bertoloni

Luca Bertoloni

Nato a Pavia nel 1987, professore di Lettere presso le scuole medie e superiori, maestro di scuola materna di musica e teatro e educatore presso gli oratori; svolge attività di ricerca scientifica in ambito linguistico, sociolinguistico, semiotico e mediologico; suona nel gruppo pop pavese Fuori Target, per cui scrive i brani e cura gli arrangiamenti, e coordina sempre a Pavia la compagnia teatrale amatoriale I Balabiut; è inoltre volontario presso l’oratorio Santa Maria di Caravaggio (Pv), dove svolge diverse attività che spaziano dal coro all’animazione.

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4 commenti

  1. Oltre, soprattutto, è un disco internazionale.
    Per chi ci ha lavorato, per dove e come è stato lavorato.
    Ecco, da fan, devo però notare che il difetto dei lavori successivi è proprio questo.
    Claudio ha smesso di lavorare con e all’estero, e, sebbene abbia lavorato con i migliori italiani (ma, altro difetto, il parterre dei collaboratori, prima era più variabile e quindi forniva maggiore ricambio e novità), la mancanza di questo aggancio con l’estero è significata una minore permeabilità alle novità e ad altri innesti.

  2. Oltre per me che avevo 15 anni è stato incredibile, mia sorella aveva le tre musicassette di Assolo lei poi le ha date a me che ancora conservo, ricordo esattamente quando le ha comprate, era l’86 e la cosa che non mi spiego perché solo dopo 4 anni le ho fatte mie. Oltre è il ricordo indelebile dei miei anni più belli. Acqua dalla Luna la cantavo sempre la mia preferita. Adesso sto cercando lp anche se non ho il giradischi deve essere mio. Ancora oggi cerco di far capire ai miei conoscenti di che cosa mostruosa è Oltre. Mai titolo poi fu più azzeccato.

  3. Buonasera, “Oltre” uscì dopo rinvii, ripensamenti e smarrimenti. Atteso, prenotato e avuto dopo mesi di ritardo, con negozianti che se ne approfittarono dando copie non nel “guscio” ma in versione normale. Chi scorda quell’anno? Poi portato a casa e ascoltato, ci rendemmo conto, ma non subito del contenuto non rituale. Che dire “Oltre” era e rimarrà appunto oltre ogni commento e giudizio. Non chiediamo a Claudio il 4 dicembre di ripetere l’irripetibile, a me basta riascoltare un lavoro, pulito e sincero con la freschezza che gli auguro di aver trovato o ritrovato nel regalarci buone note, buoni testi e buone emozioni.

  4. oltre è un album che segna un cambio di rotta nella carriera di claudio come tutti i suoi album degli anni novanta il linguaggio è più complesso ma per chi lo segue come noi non è difficile cogliere le emozioni profonde che riesce a dare complimenti a claudio è sempre il più grande.

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