In evidenzaResoconti

Il movimento della musica in Claudio Baglioni

Sandro De Bonis per doremifasol.org

Il viaggio è un tema ricorrente nella produzione musicale di Claudio Baglioni; il viaggio come coscienza ed affermazione della potenza della vita. Il viaggio dell’uomo oggi deve fare i conti con l’attuale tempo-aperto, dove tutto è complesso e mutevole, liquido e precario, debole e molteplice.

In questo scenario frammentario ed incerto, Claudio vive la sua esperienza di uomo come cercatore di un senso, scrive:

“ho pregato muto su altare di speranze vuote infrante come noci”.

Sono parole forti che fotografano la profonda e lacerante solitudine nella quale si trova l’essere umano oggi. Claudio di fronte alla complessità del nostro tempo si mette in cammino, lo fa senza mettere i panni di un intrepido eroe che vuole dare l’assalto al cielo.

Niente di tutto questo, Claudio ascolta altri orizzonti, il suo sguardo si volge verso quei luoghi, dei quali noi tutti abbiamo smarrito la memoria. Claudio con la sua arte ci porta a riannodare i fili con il primo suono che tutte le parole portano con sé, che le rende sacre così da accoglierle e custodirle, curarle e rilanciarle.

Questo è quello che fa la musica, per questo il destino delle parole è incontrare altre parole. Il suono è l’anima delle parole; la sonorità è il legame ed intrecciarsi delle parole tra di loro.

Le parole parlano e ci parlano di noi, perché l’anima delle parole è quella di vibrare nel cuore di chi incontra. Claudio vive la condizione di uomo e di artista, è consapevole che la vita si muove su una grande soglia che continuamente si sposta.

Claudio non si nasconde e non nasconde che la vicenda umana sia un qualcosa di estremamente complesso, ma non rinuncia a misurarsi ed aprirsi ad essa, alla ricerca di un lampo che squarci il velo opaco che opprime i nostri giorni. Il confronto (azzardo) avviene di notte, è qui che inizia il cammino dell’artista.

La notte è lo sfondo dove

“far le prove di storie nuove”.

La notte come momento della riflessione ed esposizione alla vita, ma anche luogo e scena dove avviene la scelta.

È in questo contesto mettersi in cammino significa addentrarsi “sul limite del bosco”, dove la notte oscura e l’aurora si fronteggiano, qui in mezzo al mondo, dove il cielo si nasconde si accende la vita. È qui che il bagliore squarcia la notte, è qui che l’uomo fa la storia, è qui che l’uomo decide con determinazione di accettare la sfida del viaggio in cerca di un sogno-segno che diventi vita.

L’artista sa che ogni figura posta viene superata, ogni nota ri-suonata, ogni parola ri-detta. Niente è fisso, il destino della verità è negarsi nella sua affermazione, l’errare è fa parte della verità.

Tutto è continuo transitare, tutto un continuo ri-configurare, perchè la negazione continuamente risorge, questa è la legge della vita. Allora la musica di Claudio diventa lo strepitoso racconto di un uomo che prende coscienza che esistere è un cammino, un continuo sfogliarsi e sfigurarsi delle sue figure, per questo il destino è quello di scrivere storie nuove.

Le note di Claudio esprimono forza ed energia, nella sua musica c’è la eco della prima vibrante parola, che è seme di nuova vita.

Traccia che attraversa ogni tempo, per questo il presente che viviamo non è un luogo chiuso, dove tutto è già deciso da chissà da quale torbido complotto ma si mostra come un grande campo di possibilità, come uno spazio infinito, dove tutti possiamo ri-scrivere la nostra storia lucente di vita.

Claudio disegna attraverso la sua musica strade di speranza, visione che annuncia che la vicenda umana è un processo che si fa. È dentro questo orizzonte aperto, che ognuno gioca la propria vita. Siamo abitati e visitati dalle parole, accompagnati ed esposti alle parole, che dentro il nostro dire diventano sempre parole nuove, per questo le rilanciamo e le ri-cantiamo sempre in modo nuovo.

Quando abbracciamo le parole con la nostra voce sentiamo e vediamo che al centro della scena del mondo ci siamo noi con la nostra voglia di vivere, ci siamo noi con i nostri occhi che guardano il mondo come se fosse sempre la prima volta. Sentiamo la dolce magia che la vita batte con il nostro stesso cuore.

Claudio con la sua musica ci fa capire che l’esistenza è attesa, lotta e corsa, ma sempre posta ed esposta sulla soglia per essere dischiusa e vissuta; scoperta e donata. Legare l’esistenza ad un’attesa è avvertire la tensione verso l’infinito dentro, proprio, il finito del quotidiano.

Tutto questo lo sentiamo nella musica di Claudio che è un invito ad incamminarsi nel mondo, anche con le nostre parole, quelle parole che portano dentro di sé il segno vibrante della vita che è azione creante. Le parole di Claudio sono un appello ad accogliere e rilanciare le stesse parole, che sono sempre in-note, perché è nella loro natura transitare ed essere sempre è in opera.

All’interno di questo orizzonte, la musica diventa così, l’arte che prende sul serio la vicenda dell’uomo, il suo essere nel mondo, a cominciare dalle storture e dalle stonature, da quegli elementi di criticità e di fragilità, che fanno parte anche della vita.

È proprio in questo scenario di incertezza che la musica riesce a trasformare in bellezza tutto quello che incontra. La musica diventa, allora, espressione di una decisa posizione che non è mai capitolazione ma una continua ri-composizione, il segno che la vita è sempre in corso a partire dal nostro vibrante percorso.

L’artista è in relazione con l’energia creante della vita, per questo la musica nel suo gesto rappresenta la vita, la sua forza e passione, la sua perenne ed instancabile libertà. Il movimento della musica è sempre sulla soglia del dire, posizione che testimonia il suo essere parola aperta e sempre nuova, segno che la parola ri-scrive continuamente quello che scrive. La musica di Claudio nel suo dire afferma che la vita è un’affascinante avventura, posta ed esposta sulla soglia, per essere continuamente accolta e percorsa, ascoltata e rilanciata, amata e cantata.

Sandro De Bonis per doremifasol.org





The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button