ResocontiStampaXXII Raduno Clab

Claudio Baglioni – Diario di un raduno eccezionale

Parte prima

3 dicembre – sabato pomeriggio

Sono le 18.45, ho appena finito di lavorare e comincio a preparare la valigia per partire. Bagaglio piccolo, sono fin troppo carica di emozione già adesso. Mi domando cosa accadrà quando ti vedrò comparire su quel palco… Che stai scoppiando dentro il cuore mio, già adesso. Penso alle fan più organizzate, sono già lì fuori, davanti all’auditorium e penso alla strada che ancora mi separa da quella meta.
Al Tg le news del meteo: allerta arancione.
Nelle vie dei colori l’arancione non c’era.
Però c’era un cavaliere blu, che catturò la gioventù.
Sensazione di benessere, dopo tanto tempo.
È questo il segreto? Ci fai stare bene? Che privilegio, Maestro…

4 dicembre – domenica mattina

Sono le 9. Treno in ritardo per maltempo.
Tocca rideterminare l’obiettivo; adesso non è importante arrivare prima possibile per prendere un posto decente- ora quel che conta è riuscire ad arrivarci. Un filo di sole nello scompartimento del treno, buon segno, ce la posso fare.
Intanto trilla wzapp, spoiler prima ancora di giungere a Roma: chi ha è in fila dalle prime luci dell’alba, fuori dall’auditorium, è in pole position, numeri da prime file. Punto ad esserci- ho conservato questo adesivo del Clab per 26 anni, non sono mai riuscita ad esserci a un raduno, tra vicissitudini varie (le stesse della vita di ognuno), ma stavolta non voglio rinunciare. Mi lascio qualche stazione alle spalle, assieme alle rinunce. Sto andando al raduno, l’appuntamento dei fedelissimi, i fan di una vita.
L’uomo della storia accanto si sta preparando per raggiungere quel palco.

Ore 11.00

Non è solo la domenica del raduno. Questa per Roma è anche la domenica ecologica.
Distanza Termini- Auditorium Parco della musica: notevole… In qualche modo faro’. Mantra di una vita.
Ma che cos’è che ci fa andare avanti e dire che non è finita…

Ore 12.00

Scendo dal treno, filo di sole che scalda i passi, furtivo si ritrae e va a nascondersi tra le nuvole- sto arrivando, Maestro, avrò il fiatone, ho preso una rincorsa lunga diversi anni, ma sono ancora quella ragazzina – “appesa a un palloncino e sulle guance in fiamme le si accendono domande”…
Corriamo per raggiungere mete.
Strada facendo… cerchiamo di essere migliori rispetto a ieri

Parte seconda

Ore 14.00

A partire da questo punto, la dimensione spazio- tempo si annulla, fino alle 21 con un sottofondo di scambi di sorrisi, note, versi, sguardi sognanti, ancora musica, abbracci agognati, risate e tutto quello che può dare a gioia a un gruppo di 1500 persone, accomunate da una passione, riunite attorno a te, Maestro… E forse è capitata la stessa cosa a tutti voi che eravate all’auditorium Parco della Musica, nella sala Santa Cecilia il pomeriggio del 4 dicembre 2022: la dimensione spazio- tempo è rimasta sospesa in quello stato d’animo, in quell’abbraccio collettivo… da quel momento vivo, lavoro e respiro in una stato di trans permanente.
E non so quando ne uscirò, anzi… non sono sicura di volerne uscire.
Sono sospesa in un’ovattata sensazione di ben-essere, uno stato di grazia che spero duri il più possibile.
Ho attraversato tutti i colori delle stagioni, Claudio, quelle stesse che tu ci hai raccontato in quel bellissimo tempio della musica, in una domenica qualunque, con un sorriso e una freschezza d’animo delle quali mi stupisco ogni volta un po’ di più. E non uso neanche più le virgolette perché ogni parola porta con sé echi di canzoni… Ne hai scritte così tante che sei nei discorsi di tutti i giorni, nelle parole che pronunciamo, nelle vite che viviamo.
Sentirti parlare, raccontare, riflettere sulle cose della vita, lasciarti andare con una parola sopra le righe e regalare motti di spirito e battute, raccolti qua e là nella tua vita è stato emozionante.
Sei stato in mezzo a noi, con noi…
Ti perdono anche la bugia finale, come si fa con indulgenza con le persone che amiamo: continuate a sognare, anche se non ci sarò io, perché il sogno è sempre…
Mi hai regalato un sogno meraviglioso, Claudio, che dura da una vita, da quando bambina ti ascoltavo e mi emozionavo esattamente come accade oggi e come accadrà sempre.
Sempre ricorderò l’emozione di ascoltare una versione così intima e profonda di ‘Mai più come te’, accompagnato dalla musica del Maestro Paolo Gianolio, quel vibrare di corde e voce che si insinua nell’animo, che fa scendere lacrime e accendere sorrisi, che fa scorrere immagini davanti agli occhi in una sequenza lunga e veloce e poi… si ferma in un istante sospeso, di gioia infinita.
Sono lì, in quell’istante, infinitamente grata per il tuo dono, la tua musica nella mia vita.
Grazie Claudio!

Rosa Berardino

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The Godfather

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