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Walter Savelli racconta l’amico Claudio Baglioni

Walter Savelli racconta l’amico Baglioni, da stasera al Mandela col tour dei 50 anni
«Ci conosciamo dal1978, da allora mi ha voluto con sé. È pignolissimo ed ha sempre voglia di evolvere»

Mille giorni di me e di Claudio

Per Claudio lui è «il jolly».
Un po’ come il Mr. Wolf di Pulp Fiction: «C’è un problema? Chiama me e io glielo risolvo».

Solo che a differenza del personaggio di Harvey Keitel, Walter Savelli risolve «al pianoforte».

Savelli è un pianista, compositore, arrangiatore e maestro di musica fiorentino. Il «suo» Claudi0 è Baglioni, che stasera e domani al Mandela Forum parte con il tour dei suoi 50 anni di carriera «Al centro». Metà di questi anni Claudio e Walter li hanno passati insieme: dal 1978 al 2003 erano inseparabili.

Amici per la pelle, compagni di palcoscenico. È a Savelli che Baglioni si è sempre rivolto ogni qual volta gli veniva voglia di sperimentare e mettersi alla prova, «perché è una persona colta, curiosa, intelligente, determinata. Ha sempre voglia di evolvere». È a quel punto che alza il telefono e lo chiama. Dal 2003 si sono separati «perché altrimenti non avrei avuto il tempo di dedicarmi alle mie composizioni» — prosegue Savelli. Ma hanno continuato a collaborare più o meno assiduamente. «Il mese scorso per esempio, durante la tre giorni all’Arena di Verona, un pignolo e appassionato come Claudio, che piuttosto si farebbe ammazzare pur di non deludere mai i suoi fan, non gli andava giù che per questioni di spazi pubblicitari nella diretta televisiva avrebbe dovuto interrompere il concerto due volte per quattro minuti».

E allora Baglioni che fa?

Vede Savelli e lo chiama su: «Fammi due pezzi al pianoforte per favore». E «io ho suonato Buona Fortuna e Tieniamente, per due intermezzi, per tre giorni di fila. Sapevo che in tv non sarei stato ripreso. Ma davanti a me c’erano 20 mila persone la prima sera, e poi altre 20 mila e ancora altre 20 mila. È stato bellissimo lo stesso, io, col mio pianoforte bianco…».

Leggenda narra che si debba a Walter Savelli la «svolta» stilistica di Baglioni del 1995 con Io sono qui. Ma lui, modesto, smentisce: «Il cambiamento di Claudio è dovuto solo alla sua continua ricerca per migliorarsi. Diciamo che in quel frangente abbiamo avuto uno scambio culturale che ha fatto bene a entrambi». Si sono conosciuti nel 1978 quando «suonavo in un gruppo di amici dove militavano anche due turnisti che una volta avevano suonato per lui». Si chiamavano gli Extra. Quell’estate Baglioni si era rifugiato in Mugello per scrivere le canzoni che avrebbero costituito l’album E tu come stai?. «Mi portarono a conoscerlo e lo invitammo a sentirci a Pistoia in un locale: si è innamorato di noi e ci ha prodotto il disco».

Dopo quella volta «mi ha voluto con sé per tutti gli anni a venire».

Giacche luccicanti a lustrini, occhialoni alla Elton John. Suona il piano come se ci stesse facendo l’amore. Savelli è un personaggio in tutti i sensi. Divertente, acuto. Ottimo musicista.

«I ricordi più belli insieme sono la tournée di Alè-oò nel 1982 con 57 date negli stadi e 40 mila persone a volta, e quella dell’85, La vita è adesso. Personalmente sono legato a Mille giorni di te e di me per aver suonato il pianoforte nella prima versione, e averne condiviso sia l’intro che il finale, che abbiamo pensato insieme a Londra».

Racconta che durante il tour di Alè-oò una sera in diretta su Rai 3 Baglioni avrebbe dovuto cantare Con tutto l’amore che posso solo chitarra e voce.

«Sale sul palco e si accorge che la chitarra non funziona. Te lo immagini? Si arrabbiò come una iena. Allora la sbatte per terra, quella chitarra. Iniziando a cantare a cappella, cosa che all’epoca non si faceva mai».

Savelli cosa fece?

«Per me il concerto era finito, mi stavo avviando nei camerini».

Ma butta l’occhio e capisce cosa sta succedendo. In fondo, appunto, lui è un po’ il suo Mr Wolf. «Sono saltato sul palco come un felino per dargli una mano. Non l’avevo mai suonata in vita mia quella canzone, però ho l’orecchio assoluto e ho potuto salvarlo inventandomi un’esecuzione in tempo reale. Claudio mi ha abbracciato».

Poi c’è quella volta, nel luglio del 1995, quando Baglioni stava scrivendo Reginella ed «erano le 3 del mattino, dopo una serata passata insieme con troppo vino in corpo, ma lui non si ferma mai e sulle ali dell’entusiasmo mi fa tornare in studio chiedendomi di inventare al pianoforte l’introduzione, perché la sua non lo convinceva: in realtà volevo solo andare a dormire ma mi ci sono buttato, e lui addirittura ha inciso voce e piano insieme in quel momento».

Dopo un quarto di secolo da amici «separati» ma sempre in contatto, «oggi, con i suoi 50 anni al centro, Claudio dimostra di essere sempre più bravo. Ma non mi stupisco: pignolissimo com’è, con un rispetto maniacale per il pubblico, i fan lo percepiscono, si rendono conto di quanto sia appassionato e innamorato del suo mestiere. Credo che andrà avanti a calcare palcoscenici finché avrà forza in corpo. E ne ha, di forza, eccome. Ancora oggi si esibisce per oltre tre ore e si ammazza di fatica».

Otto anni fa Baglioni gli ha fatto quello che ancora ricorda come «un regalo e un onore incredibile».

Stava realizzando il progetto di collaborazioni n Q.P.G.A. con 70 grandi artisti italiani da Pino Daniele alla Pfm, Morricone e Mina. «Mi ha onorato mettendomi insieme a loro. Non lo dimenticherò mai».

The Godfather

The Godfather [Il Padrino] - Dietro questo nickname si cela il nostro fondatore e amministratore unico TONY ASSANTE, più grigio ma MAI domo. Il logo (lo chiedono in molti) è il simbolo dei FANS di Elvis Presley (Cercate il significato in rete).

1 Commento

  1. SPETTACOLARE STRAORDINARIO CLAUDIO E WALTER SAVELLI LO SAPEVO CHE ANCHE LUI È UN GRANDE PROFESSIONISTA……COMPLIMENTI

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