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La magia dell’attesa e la coscienza della storia

Sette anni da “ConVoi” a “In questa storia, che è la mia”: la magia dell’attesa e la coscienza della storia.

In questi ultimi giorni siamo presi incessantemente dalle analisi sulla Pandemia da nuovo Coronavirus, che da otto mesi sta mettendo in ginocchio il nostro mondo da un punto di vista sanitario, psicologico, sociale e perfino umano. Molti di noi baglioniani, tuttavia, vedono una piccola luce, che non cambia la sostanza dei fatti, come fa effettivamente la luce, ma permette semplicemente di vedere un po’ più chiaro e di mandare via un po’ di oscurità.

Sì: è il nuovo disco, quel disco che noi attendiamo oggi (anzi, per la precisione, ieri) da sette anni dall’uscita di ConVoi, disco comunque anomalo, perché già conoscevamo tutti i brani (tranne uno), ascoltati progressivamente in modo collettivo su ITunes circa ogni due lunedì/martedì, a partire da quel 18 maggio in cui uscì il singolo, a mezzanotte. Nel frattempo, molte cose sono cambiate. Itunes, all’epoca, era se non innovativo, ormai una realtà consolidata; oggi, gli ascolti notturni avvengono su Spotify. All’epoca, Claudio veniva da dieci anni di silenzio discografico, e in mezzo tantissime operazioni live e discografiche, alcune considerate poco utili; oggi, Claudio viene da esperienze molto diverse nella carriera (come i due Sanremo o l’avventura con Morandi), e soprattutto viene da un grande tour live considerato forse il più grande della sua storia (o, se non il più grande, sicuramente uno dei più importanti e meglio riusciti: punto di arrivo di una ricerca della dimensione spettacolare avviata negli anni novanta – mi riferisco ovviamente ad Al Centro). All’epoca, si facevano ancora gli album “vecchia maniera”: oggi, sette anni dopo, l’industria tende a farli molto meno. Poi, oggi siamo nel bel mezzo di un cambiamento epocale, dettato dall’epidemia scoppiata del mondo: difficilmente riusciremo in breve tempo a capire quanto questo influenzerà sul serio le nostre vite in futuro.

Ci sono però alcune costanti, in questo intervallo di tempo, a cui Claudio ci ha abituato ultimamente.

La prima è il countdown. Claudio sembra amare molto questa pratica, soprattutto negli ultimi anni: inaugurata con il grande conto alla rovescia di 365 giorni, dal 18 maggio 2012 al 18 maggio 2013 (giorno dell’uscita del singolo Con Voi), la stessa pratica è stata poi portata avanti, pur con elementi differenti, prima di Al Centro. L’attesa di quel live in diretta televisiva nel settembre 2018 era stata accompagnata da micro-frammenti video che ci avevano fatto “andare dentro” le prove, e familiarizzare con la strofa musicale della Suite che molti di noi hanno imparato a memoria, e che è diventata la sigla-colonna sonora di quella cavalcata trionfale che fu quel tour. Non si trattava di un vero e proprio conto alla rovescia, ma quei piccoli filmati ritmavano un’attesa. Adesso, dopo più di due anni da Al Centro, stiamo vedendo un qualcosa di simile. Una nuova attesa ritmata dalle parole “aspettiamo il quattro dicembre”, che ci stanno accompagnando in video, immagini e filmati: un vero e proprio claim pubblicitario che da un lato vuol far salire l’hype per questo nuovo e tanto atteso lavoro di Claudio, e dall’altro lato vuole, ancora una volta, ritmare l’attesa. E l’attesa ritmata non è nient’altro che un nuovo (anzi, ennesimo) tentativo di dare senso al tempo, e di farlo, ancora una volta, «a tempo di musica».

La seconda è la centralità della storia. La storia è protagonista dell’opera di Claudio dagli anni Novanta, almeno da Io sono qui («siamo tutti dentro la storia tardi o presto» iniziava la strofa della titletrack dopo l’introduzione), o forse addirittura da Oltre, dove la storia di Cucaiogià si faceva grande e piccola nello stesso tempo («piccolo grande» non a caso è un ossimoro molto caro a Claudio)in mezzo alla storia del mondo (la storia di Tienanmen, delle domande di Naso di Falco e della natura di Io dal mare o di Vivi). La storia è passata da quel concetto dell’uomo della storia accanto esplorato in Sono io, e poi, dopo la parentesi di ConVoi (nel quale era pressoché impossibile trovare una tematica di fondo comune a brani che, volutamente, erano una sorta di accozzaglia di tematiche già affrontate qua e là nel corso della carriera – pur con alcuni brani di notevole fattura), sembra ritornare protagonista. La storia era stata anche protagonista di quell’avventura di quegli «spiccioli di storia» che volevano essere i capitani coraggiosi, ma anche protagonista di quell’avventura musicale partita dall’Arena di Verona, in cui storia reale e storia musicale si intersecavano e interscambiavano i ruoli, in modo quasi da confondere gli spettatori.

Non è nuova la tematica della storia, per Claudio, così come non lo è quella dell’attesa. Dovremo capire quanto in questo nuovo album si collega a tematiche note, e quanto le stesse tematiche in qualche modo subiscono un’evoluzione: perché il Claudio dell’attesa di oggi non è lo stesso Claudio che negli anni Settanta cantava dell’attesa dei risultati della schedina o del padre di Misurina; così come il Claudio di oggi non è lo stesso che cantava della storia «di chi aspetta sulla riva».

Insomma, stasera a casa di Luca l’attesa è grande e trepidante, e lo è ancora di più per il momento particolare della storia del mondo che stiamo vivendo. La palla ora passa a Claudio: al suo genio, alla sua sensibilità e alle sue capacità. A noi, piccoli protagonisti della nostra piccola grande storia, non resta che ascoltare.

Luca

Luca Bertoloni

Nato a Pavia nel 1987, professore di Lettere presso le scuole medie e superiori, maestro di scuola materna di musica e teatro e educatore presso gli oratori; svolge attività di ricerca scientifica in ambito linguistico, sociolinguistico, semiotico e mediologico; suona nel gruppo pop pavese Fuori Target, per cui scrive i brani e cura gli arrangiamenti, e coordina sempre a Pavia la compagnia teatrale amatoriale I Balabiut; è inoltre volontario presso l’oratorio Santa Maria di Caravaggio (Pv), dove svolge diverse attività che spaziano dal coro all’animazione.

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1 Commento

  1. La tua storia è anche la mia…tanti momenti vissuti nell’ascoltare la tua musica e le tue parole che fanno parte oramai del mio lessico…ricordo sempre un tuo concerto qui nella mia Firenze, eravamo giovanissimi ( ho circa la tua età di poco più giovane)e quella sera alla fine della serata ero talmente entusiasta,felice,e non so che altro ancora, che non potevo tornare a casa come se niente fosse e ho girato e rigirato nella notte con la mia ( 2cavalli) per tutta la città….seguiratando a canticchiare..e dopo tutto ho trasmesso a mia figlia il mio amore x te..che adesso che ha 26 anni viene con me ai tuo concerti..non ne perdiamo uno..sei meraviglioso

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