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L’arte nella vita e la vita nell’arte

Claudio Baglioni uomo di varie età

Con la pubblicazione del videoclip di Uomo di varie età, le intenzioni artistiche di Baglioni (che già avevo ipotizzato nella mia recensione (Che trovi qui) si esplicitano ancora di più: il videoclip infatti è uno storytelling narrativo di carattere fumettistico nel quale si racconta tutta la storia artistica di Baglioni.

Claudio non è nuovo a storytelling fumettistici; i precedenti illustri nella sua carriera sono almeno due: il fumetto di Pompeo De Angelis nella prima edizione di Questo piccolo grande amore, 1972, che sottolineava l’anima narrativa e già fortemente intermediale del primo concept album del cantautore; poi, il secondo episodio risale al 1996: grazie a Claudio Villa (non il cantante, ma il celebre fumettista autore di diversi disegni di vere e proprie icone del fumetto italiano come Tex e di Dylan Dog) Baglioni si fa protagonista di una vera e propria avventura crossmediale ante litteram (ossia un incontro di personaggi appartenenti a mondi mediali differenti, in questo caso la canzone e il fumetto), poiché il suo brano Le vie dei colori diventa un fumetto il cui protagonista è proprio il celeberrimo Dylan Dog.

Ora, dopo oltre vent’anni, Baglioni torna a collaborare con un fumettista, Carmine Di Giandomenico, giovane artista che ha lavorato soprattutto nell’ambito dei supereroi. La collaborazione tra mondo della canzone e mondo del fumetto non è certamente una novità, si pensi per esempio alla serie animata Adrian, del 2019, tutta a fumetti cartoon, che ha visto come protagonista un alter ego di Adriano Celentano che, indossando i panni del supereroe, si muove in un futuro distopico alla ricerca di giustizia e di bellezza, in una società che sembra aver dimenticato questi due valori. L’operazione di Baglioni tuttavia è differente, ed è anzi molto più sottile, perché è legata al contenuto del brano (anzi, forse del suo intero ultimo album).

Non è la prima volta che Claudio parla di sé stesso in musica, anzi, l’autobiografia è il vero motivo fondante di tutta la poetica baglioniana, un fil rouge che nasce qua e là sporadicamente in alcuni brani giovanili (come Io, una ragazza e la gente), per poi entrare prepotentemente in Questo piccolo grande amore, 1972, dove il protagonista maschile non è altro che un alter-ego di Baglioni stesso, oppure nel successivo Gira che ti rigira amore bello, dove Camilla, la protagonista del viaggio, è l’auto stessa di Claudio; dopo qualche anno in cui l’io-Baglioni sparisce dietro le storie degli altri, che vengono raccontate ed evocate in diversi album, il cantautore romano si mette a nudo rifiutando di celarsi dietro possibili alter-ego, e scrive una vera e propria autobiografia che ritma Strada facendo, 1981. Gli intermezzi dell’album raccontano infatti l’infanzia di Claudio fino al 1966, al compimento dei 15 anni, anno in cui la passione musicale inizia a farsi strada maggiormente nella sua vita; questi mini-racconti ritmano in realtà ritmano, come detto, un album volto a descrivere storie altre, storie di umane fragilità (i vecchi, le ragazze dell’est), di dissidi d’amore o di momenti idilliaci. Con La vita è adesso Baglioni si fa puro narratore, ed il suo io si nasconde dietro la macchina da presa grazie alla quale inquadra l’umanità, nel bisogno quasi ossessivo di fotografarne i ritmi, i vizi, le abitudini e le convinzioni più profonde.

Tuttavia, è con Oltre, 1990, che Baglioni si spinge in una vera e propria avventura autobiografica a più livelli: per esprimere tutto ciò che ha dentro, il cantautore sceglie una forma narrativa piuttosto complessa, che si dipana per tre album nello stesso decennio (la cosiddetta Trilogia), e che viene costruita sul rapporto tra l’io-Baglioni-presente (che in realtà si evolve proprio nel corso del decennio) e l’alter ego del passato, Cucaio. La trilogia è tutta incentrata sulla lotta interna tra Baglioni e Cucaio, anzi, sulla necessità impellente che prova Claudio, una volta raggiunti i quarant’anni di età (un’età per forza di cosa di bilanci), di lasciarsi dietro le spalle Cucaio. Ma chi è Cucaio? Cucaio è il Claudio-bambino e ragazzo, il Claudio protagonista degli intermezzi di Strada facendo, quel Claudio che si faceva osservatore silenzioso del mondo, mettendosi sempre in disparte (per questo lo chiamavano “agonia”); Cucaio però, al contempo, è anche il Claudio-artista del successo straripante degli inizi, da Questo piccolo grande amore in poi: un successo inaspettato, che catapultò improvvisamente un introverso giovanotto, con il sogno di fare il cantante, in un mondo fatto di riflettori, luci, immagini e attenzioni da più parti; complesso, per Baglioni, reagire a tutto questo successo. Ecco: la trilogia è anche un’elaborazione (quasi psicologica) del suo passato, quel passato musicale entrato nell’immaginario collettivo, che a volte diede grande onore al suo autore, e altre volte invece divenne un vero e proprio peso, frutto di contestazioni sia nei concerti (abbiamo tutti in mente un episodio nello specifico) che da parte degli autori della “vera canzone d’autore”, quella togata e impegnata, nonché dal mondo della critica musicale tendente a sinistra.

Più volte, dunque, all’interno della Trilogia, e poi ancora negli album successivi prima di In questa storia, sono venuti fuori diversi aspetti del rapporto tra l’io-Baglioni e il suo lavoro: in Dov’è, dov’è veniva esaminata la figura del personaggio pubblico, anzi, il fardello del dover essere sempre a disposizione, e del non poter essere “chiunque”, ma del dover essere per forza quelpersonaggio; in Stelle di stelle si indagava il compito dell’artista, anzi, il suo dovere morale e sociale, approfondendo anche filosoficamente il sostrato umano che chi ha a che fare con l’arte porta dentro di sé; in V.o.t. si cercava un equilibrio tra arte e società dei media, anzi, Baglioni contestava l’iper-esposizione mediale (nella quale per altro sarebbe caduto lui stesso da lì a poco), poiché deconcentrava l’artista dal suo lavoro di ricerca dell’ispirazione; in Cuore d’aliante veniva messa a nudo la precarietà non tanto dell’artista, ma del performer, che era costretto ad affidare il suo successo e la riuscita del suo lavoro alla propria condizione fisica, e nello stesso tempo si rifletteva filosoficamente (e bergsonianamente) sulla capacità che ha la musica, come arte, nel fermare il tempo (interrogativo che invade anche tutta la storia della poesia occidentale, da Orazio fino a Foscolo). Negli anni Duemila, il performer ha preso il sopravvento sull’artista, infatti i brani che affrontano questo argomento ritraggono proprio il Baglioni-performer: Tutti qui è sì una presa di coscienza della propria carriera, ma a parlare non è il Baglioni-uomo, ma il Baglioni-produttore di canzoni, artefice discografico, realizzatore di brani incisi, non a caso infatti il singolo, pur ripercorrendo le tappe fondamentali della propria poetica, è un singolo “d’occasione”, fatto apposta per accompagnare l’omonima antologia; Fianco a fianco è invece l’epico racconto del performer che, come in un’arena, si dona totalmente per il suo pubblico, ed è quasi una visione profetica di quello che sarà il futuro Al Centro, un concerto dove davvero Baglioni arriverà stremato al termine, in un tripudio di immagini, suoni e danze, cercando di superare il limite (oltre) della propria condizione fisica; Con voi è invece la consapevolezza quasi vitale del bisogno che ha il performer del proprio pubblico: l’artista non basta a sé stesso, ma per essere tale deve essere performante, e il proprio pubblico deve riconoscerlo come tale.

Mancava, nei tantissimi brani autobiografici di Baglioni, una confessione sul proprio rapporto con la musica intesa come arte. Quindi, nonostante l’eccessivo e ridondante autobiografismo, mancava quello che ha fatto in Uomo di varieetà. Il racconto tramite fumetto riconferma quanto avevo intuito nell’ascolto del disco: la messa in scena del proprio rapporto con l’arte musicale, che si fa narrazione trasfigurata grazie al ricorso al fumetto del videoclip. Nel brano, l’io-Baglioni finalmente fa pace con l’io-artista, anzi, capisce che senza l’artista, anche l’uomo non sarebbe stato mai lo stesso. Forse sarebbe stato migliore, o forse peggiore, ma quello che è stato, è stato «un brivido grandioso», senza il quale la vita non avrebbe avuto lo stesso senso. Una storia come tante, quella di Baglioni, ma che si è connotata in questo modo grazie a quello che lui ha fatto, a come lui l’ha riempita. Ecco perché nel videoclip lo storytelling riprende più elementi della biografia dell’artista-Baglioni, ripercorrendo quanto fatto nel testo del brano: dagli esordi (il rapporto con i primi media, come la radio, e con la famiglia, centrale nei suoi inizi musicali) fino al tour Al Centro, passando per tournée iconiche, cover di album, momenti di ricerca dell’ispirazione, elementi centrai nella propria poetica (come il mare o le strade di Roma), e soprattutto i suoi strumenti, ritraendo un Baglioni tutt’uno con il pianoforte e con la chitarra: gli strumenti, per l’uomo di varie età, non sono un orpello, ma sono parte del proprio corpo. Tutte queste tracce sono raccordate dall’io-Baglioni che, trasfigurato in un’immaginefumettistica, si fa protagonista di sé stesso, della propria impresa, che assume così i contorni dell’epopea. E non è dunque un caso che il protagonista sia sempre ritratto in bianco e nero, e che gli unici colori presenti siano il rosso, il giallo e il blu: Baglioni, grazie all’arte, è riuscito a trasformare la propria vita e farla diventare da una vita in bianco e nero (la vita di agonia, quattrocchi e mezzo naso) ad una vita a colori.

In realtà, questa è la sfida di ogni uomo: ogni uomo vuole uscire dal proprio grigiore, e colorare la propria vita (dandogli qualunque forma di senso), cercando di non essere “chiunque”, ma di essere sempre un determinato “chi”. Baglioni ce l’ha fatta, grazie all’arte. Per tanto tempo, ha pensato di non farcela. Per tanto tempo, ha pensato che questo non fosse abbastanza. Per tanto tempo, questo non l’ha fatto star bene. Ora, invece, ha fatto pace con le sue varie età: le età della sua vita, le età della sua carriera, le età del suo tempo; arte varia e varie età diventano dunque le facce della stessa medaglia, la medaglia di quell’Io-Baglioni che non si cruccia più di chi è riuscito ad essere. Cucaio è ormai nel passato, negli anni Settanta e negli anni Ottanta; Cla è protagonista degli anni Novanta (quel Cla salutato al termine di Viaggiatore), che lascia il posto all’uomo di varietà e di varie età, un uomo che ha fatto della musica lo spettacolo della sua vita, in una prospettiva fortemente estetizzante, e che grazie alla musica ha trovato l’unico modo per battere il tempo, dandogli un sapore d’eternità.

Il sorriso di ieri sera da Fazio, forse, ci dimostra che alla “pace” tanto agognata, finalmente, Claudio è riuscito davvero ad arrivare,  facendo della propria vita un’opera d’arte, e trasformando l’arte in vita.

Luca


Luca Bertoloni

Nato a Pavia nel 1987, professore di Lettere presso le scuole medie e superiori, maestro di scuola materna di musica e teatro e educatore presso gli oratori; svolge attività di ricerca scientifica in ambito linguistico, sociolinguistico, semiotico e mediologico; suona nel gruppo pop pavese Fuori Target, per cui scrive i brani e cura gli arrangiamenti, e coordina sempre a Pavia la compagnia teatrale amatoriale I Balabiut; è inoltre volontario presso l’oratorio Santa Maria di Caravaggio (Pv), dove svolge diverse attività che spaziano dal coro all’animazione.

2 Commenti

  1. Ottima analisi che sposo pressoché nella sua interezza. Anche io penso in un certo qual modo abbia raggiunto una pace, un equilibrio. Per istinto, chissà, credo che sia vera una certa pace dei consensi raggiunta, seppure allo stesso tempo sono certo gli pesi aver dovuto perdere una parte del seguito ottenuto soprattutto nel ventennio partito con Strada facendo, ma, questo, potrebbe confermacelo soltanto lui.

  2. Complimenti Luca. E grazie. Come sempre le Tue analisi sono complesse, competenti e complete. Svelano collegamenti e rimandi non sempre evidenti e aiutano a comprendere, meglio l’arte e l’artista Baglioni. In questo caso Claudio, l’uomo. Sono assolutamene d’accordo nel ritenere che ieri sera sia apparso un Claudio diverso. Direi pacificato. In pace con se stesso. Risolto, si potrebbe dire se non stessimo parlando di un signore di “varie età” quasi…la terza. Ma è ancora più importante e prezioso. Sono felice per lui. Per il suo percorso personale. Per essere riuscito a riunire la persona e il personaggio. Non è da tutti, è cosa nota. E come fan della prima ora non posso che gioire per lui. Perchè lo ritengo un grande successo. Al pari di quelli musicali. Perchè un grande artista è sempre un uomo in cerca di se stesso.
    Un caro saluto a te e a tutti gli amici di Doremifasol e Buone Feste a tutti Voi

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