In evidenzaStampaStasera a casa di Luca

Buona guarigione, Claudio Baglioni!!!

Luca Bertoloni per doremifasol.org

“Anche questa è fatta, e non ci resta che vivere”

…Buona guarigione, Claudio!

È una forma di guerra, quella col Covid, lo sappiamo; certo, non come quella che speriamo che non scoppi tra Russia e Ucraina, ma è in qualche modo una forma di guerra.

Lo è stata forse sin dall’inizio, quando il lessico bellico è entrato improvvisamente nella nostra vita tutti i giorni insieme a quello medico, ed ha modulato il nostro agire quotidiano.

Lo è stata quando, passate le primissime fasi dell’emergenza, ci ha divisi in fazioni, quasi come gli interventisti e i neutralisti che si sono schierati l’uno contro l’altro nei mesi che hanno preceduto il nostro ingresso nella Prima Guerra Mondiale: prima si scontravano negazionisti e i consapevoli, poi gli aperturisti (che hanno assunto varie forme) e i rigoristi, con una parentesi dedicata a categorie specifiche (i runner, quelli con il cane, etc); è stata poi la volta dei no-vax contro i sì vax, fino a tutte le attuali divisioni e parcellizzazioni che – ci auguriamo – non ci ostacolino nell’uscita da questo faticoso vortice in cui siamo stati avvolti ormai da due anni.

Lo è stata per tutti i medici e gli infermieri, che – loro sì – come dei soldati hanno combattuto in trincea, sul fronte in prima linea, avendo molte giornate complicate. Aldilà della narrazione mediale e mediatica, io porto con me le testimonianze di mio papà, che a 62, diventato medico in una casa di riposo dopo una lunga vita combattuta in prima linea in reparto e nel primo soccorso, è tornato in corsia a lavorare con i pazienti Covid, andando molto più lontano da casa. Loro sì, hanno combattuto in prima linea, sentendo quella precarietà di ungarettiana memoria che vivono ogni giorno nel loro lavoro, ma che si è amplificata in diversi momenti della pandemia, soprattutto in quei primi mesi per loro da incubo.

Lo è stata per tutte le famiglie che hanno perso qualcuno di caro, e per coloro che non hanno neanche potuto stare vicino ai malati, spesso senza neanche dargli un ultimo saluto, come avviene al tempo di guerra.

Lo è stata per tutti quelli che sono rimasti chiusi in casa, che hanno faticato, che hanno visto perdere il lavoro e la propria posizione, che hanno lottato con la depressione per via di uno sconvolgimento inaspettato della propria quotidianità; per quelli che si sono visti passare davanti inermi e vuoti due anni della loro vita.

Lo è stata soprattutto per loro, le vittime, tutte: quelle del virus, quelle delle mancate cure, quelle delle cattive gestioni politiche, quelle dei rinvii delle visite ospedaliere, quelle dei suicidi per la difficoltà ad andare avanti. Tutte, per tutte le vittime. La guerra, ahimè, non distingue, ma miete vittime ovunque.

Certo, è stata una guerra diversa, non quella che noi studiamo e conosciamo come “guerra”, ma appunto “una forma di guerra”. “La guerra penetrata nell’ossa” scriveva Giorgio Caproni, un gigante della poesia del Novecento: anche questa forma di guerra del Covid ci è penetrata nelle ossa, facendoci perdere spesso il senno della ragione.

Il nostro Claudio ha usato spesso la metafora della guerra, anzi, dell’esercito: lo ha fatto almeno in tre occasioni, che vorrei ricordare ora. In “Loro sono là” l’amore è più forte della guerra: l’amore tra i due va avanti ancora , in quel luogo imprecisato e lemmizzatosi in un avverbio di luogo, dove non scoppiano bombe e non sparano fucili. In “Requiem”, dove soltanto la musica, l’arte e la poesia sembrano avere un potere più forte dei rumori della guerra: ecco perché dobbiamo suonare forte, e più forte – ci vengono in mente le canzoni sui balconi durante il primo lockdown, quando le voci della musica cercavano di coprire gli orrori che ci venivano veicolati dai media. E poi, all’inizio del suo primo Festival di Sanremo, dove riprendeva alcune immagini da “Requiem”, evocando il ruolo dell’artista come di un trombettiere, e non di un fante: la canzone e l’arte suonano, non devono combattere.

Claudio tutto questo non solo l’ha scritto, ma l’ha anche vissuto in prima linea, e in primo piano. L’amore e la sua forza pervadono dal disco di inediti pubblicato in piena pandemia, “In questa storia, che è la mia”: senza l’amore vissuto, travolgente, non sarebbe mai uscito questo capolavoro; un disco da cui emerge un amore per ogni forma di vita, per l’arte, per l’amore nella sua essenza (“farai l’amore per amore” diceva Fabrizio De André); un disco in cui l’amore suona forte, per “ogni balcone”, da ognuna delle “dodici note” e per tutte le “varie età” che Claudio ha vissuto. La musica, Claudio l’ha sempre fatta, per coprire ogni forma di disgrazia e di dolore: l’ha fatta mettendosi in gioco, donandosi fino all’ultimo sforzo per il suo pubblico, e per invadere il mondo con la forza che solo la musica sprigiona. E quindi, Claudio ha fatto il trombettiere, suonando il suo pianoforte e la sua chitarra, e l’ha fatto anche ora, nel tour della ripartenza dopo tre anni particolari, suonando le trombe dei suoi tre pianoforti, delle sue varie età, e facendole risuonare con forza in tutta Italia.

60 date: troppe, hanno detto (alcuni addirittura gridato) sui Social. Qualcuno gliel’ha addirittura mandata: “Prenderà il Covid, arriverà sfinito”. In molti l’hanno fatto per l’immenso affetto che si prova per lui, che è un po’ lo stesso affetto che si prova per un amico che ci ha accompagnato fedelmente per buona parte della nostra vita. Peccato che questo affetto per molti sembra essere svanito al post “i concerti sono rinviati perché l’artista è risultato positivo al Covid”.

Ah, i Social: danno parola a tutti, ma molti vi parlano senza filtro, e questo non è mai un bene, quando a leggere sono in tanti. Non vorrei aggiungere le mie parole al coro Social, ma limitarmi a rivolgere a Claudio le parole di una sua canzone: “anche questa è fatta, e non ci resta che vivere”. Va tutto bene, Claudio: siamo qua con te. Prenditi tempo, relax, riposo. Il tuo è un riposo di un guerriero in tempo di guerra.

Ti auguriamo buona guarigione, tu che sei un guaritore (“da quella malattia di noi guariti / da quel fottuto medico del tempo” ci dicevi ormai quasi trenta anni fa) che guarisce le nostre anime ogni volta che emette qualche nota dalla bocca, qualche suono dagli strumenti e qualche parola da una penna o da una matita.

“Non lasciare andare un giorno”: noi siamo qua, con te, e per te, oltre il chiacchiericcio dei Social e oltre il rumore della fatica di questi anni. Perché, in fondo, così fanno gli amici: ci sono, anche quando fuori c’è il temporale.

Luca Bertoloni


Luca Bertoloni

Nato a Pavia nel 1987, professore di Lettere presso le scuole medie e superiori, maestro di scuola materna di musica e teatro e educatore presso gli oratori; svolge attività di ricerca scientifica in ambito linguistico, sociolinguistico, semiotico e mediologico; suona nel gruppo pop pavese Fuori Target, per cui scrive i brani e cura gli arrangiamenti, e coordina sempre a Pavia la compagnia teatrale amatoriale I Balabiut; è inoltre volontario presso l’oratorio Santa Maria di Caravaggio (Pv), dove svolge diverse attività che spaziano dal coro all’animazione.

11 Commenti

  1. Grazie e complimenti Luca. Le tue parole, sempre così profonde, meditate e ricercate, danno voce ai pensieri di molti.
    Un augurio di una pronta guarigione a Claudio. Pronta in quanto rapida, ma senza fretta di riprendere il tour, senza pressioni dall’ambiente, senza timori nei confronti del pubblico. Una buona guarigione che sia anche una guarigione buona. Serena. Senza ulteriori pensieri. Noi ci siamo da cinquant’anni e ci saremo sempre. Non ti faremmo onore se fossimo egoisti. L’unica cosa che possiamo fare e farti giungere il nostro affetto e, come si diceva in altri tempi, mi raccomando riguardati. Tutto il tempo necessario

  2. Grz di esistere Luca Bertoloni ,tu sai sempre esprimere al meglio tutti i nostri pensieri che DIO ti benedica E Claudio che dire e il nostro guerriero DIO lo deve proteggere SEMPRE,uomo INEGUAGLIABILE Voce FANTASTICA ,l’adoro dall’età di 13anni ne ho 55 un compagno SPECIALE di tutta una vita .lncrociamo le dita per Claudio( io l’aspetto per i primi di marzo a Palermo)vedremo l’importante è la sua salute

  3. Ciao Picci mio, purtroppo come tutti, hai provato, anche tu questa maledetta malattia. Fortunatamente, in un momento non così tanto tragico, ma che comunque spaventa molto.
    Io ho visto il peggio con mio marito, però ora anche se si è portato via un polmone, siamo quì ancora insieme e più innamorati di prima. Ti voglio bene e ti auguro tutto il bene del mondo. Arrivederci a preso a Verona

  4. Purtroppo anch’io sono stata colpita dal virus in modo devastante ,mercoledi sarei andata al concerto del mio tanto amato Claudio al teatro sociale di como ,ma dato il virus dovrò rinunciare e questo mi fa tanto male perché aspettavo da una vita un concerto così,ma mi resta solo una cosa da dire”mai una gioia?

  5. Per fortuna non ho i social ,non ho quindi la possibilità di leggere certe bestemmie. Credo ci siano dei nomi intoccabili , dei nostri sacri che hanno dato talmente tanto umanamente e artisticamente che andrebbero fatti ” Santi”. E a te Luca Bertoloni vorrei solo dire grazie!!! Non è la prima volta che leggo un tuo commento e mi commuovi , sempre.

  6. Hai fatto piangere anche me, ultrasettantenne, che in Claudio trova sempre la filosofia della vita di ognuno di noi. Le parole sue hanno sempre un senso universale, che abbraccia tutte le età. Grazie, Claudio, sei la nostra forza.

  7. È stata una guerra come per i medici , anche per gli insegnanti, specie per i docenti di scuola primaria ,per i maestri che ogni giorno hanno comunicato il bollettino di positivi e di guariti nelle classi.Le maestre che sono state ignorate dai Tg e dai giornali, poiché il Covid nel 2021 /2022 è passato ai bambini. I docenti che hanno combattuto contro il Covid effettuando la Did, o la Dad in presenza, tanto bistrattata, ma eravamo in emergenza! Gli insegnanti che sprezzanti del pericolo andavano in presenza, in prima linea col rischio di un contagio certo!!! Un bambino guarito e cinque contagiati!!! Speriamo che finisca presto questa guerra, che tu Claudio possa guarire da questo maledetto Covid e che io possa vederti a teatro in presenza nella mia città il 7 marzo! Per poter festeggiare insieme la PACE! Ciao mio capitano coraggioso

  8. ..anche io mi unisco al coro..
    siamo TUTTI QUI in attesa della Santa Musica Leggera.. che per noi è
    respiro
    forza
    speranza
    ..come da sempre sono le tue canzoni.
    Nel mare di visi & voci noi siamo e seremo sempre qui
    In attesa della tua musica
    che soffia al cuore della gente
    e non vola via.. ma rimane, credimi Claudio, rimane…
    Buona guarigione, Buon Tempo Grand’uomo
    Io non vedo l’ora di rivederti perchè presto nuovamente sarai..

    Sulle scale di un pianoforte
    A ingannare la sorte
    Per cantare più a lungo e più forte

    Anche tu vedi la stessa luna e non siamo poi così lontani..
    Sempre insieme TUTTI QUI

    A presto Grande Mago
    Ti voglio bene. Veramente.
    Tutti in un abbraccio
    Claudia

  9. Luca complimenti per queste parole.
    Un racconto commovente di questi due anni tragici per tutti.
    Speriamo di ritrovare presto la serenità e la tranquillità di un quotidiano che tanto ci manca.
    Anch’io, come tutti i suoi fans, auguro a Claudio di guarire presto e di prendersi tutto il tempo per stare bene. Noi, come da oltre 50 anni ormai, siamo qui.
    Grazie mille. Tutto in un abbraccio.

  10. Combattere per battere..il tempo a tempo di musica…combattere anche questo tempo di Covid per riprendere con più forza la strada per andare incontro al vento ..per continuare a distribuire note di notte che portano sereni ricordi di vita …. Forza À Clà noi ti aspettiamo chi viene dal mare non molla mai…a presto…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button